Attualità e politica

Il grido di protesta dei maestri di sci

‘Non chiudete la montagna’, questa la richiesta fatta a gran voce da tutti gli attori della filiera sciistica in Italia. Non aprire gli impianti e cancellare le vacanze sulla neve sono un colpo molto duro per le attività di montagna.

La vacanza sulle neve porta con sé incassi per gli impianti sciistici, per i maestri, per gli albergatori e per i ristoratori, ma anche per tutti gli esercizi commerciali locali. Il veto sullo sci dà un ulteriore colpo ad un’economia in crisi.

“Natale vale il 30% della stagione, 200 milioni di fatturato, ma significa anche lavoro per 12 mila stagionali negli hotel che abbiamo in stand by da agosto e che potremmo perdere per sempre, perché, arrivando in molti casi dall’estero, se possono si ricollocheranno, interrompendo un rapporto di fiducia e qualità che dura da anni”, dice al Giornale il presidente di Astat (associazione albergatori ed imprese turistiche della provincia di Trento).

Gli fa eco il Presidente dell’Associazione dei maestri di scii che conta circa 15mila maestri, che si erano già attrezzati per accogliere i turisti in sicurezza e per rispettare tutti i protocolli.

La speranza di tutti i gestori di attività di montagna è che si possa arrivare ad un alleggerimento delle misure e si possa andare a sciare, seppur con alcune limitazioni.

Redazione

 

 

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