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Eni, scatto in Libia: per il gas naturale un piano da 10 miliardi

È quasi pronto per partire il primo dei tre progetti per la produzione di gas con cui l’Eni è tornata a investire in Libia, Paese che è già il primo fornitore di petrolio dell’Italia — nel 2025 ha coperto poco meno di un quarto dell’import — ma che per quanto riguarda il metano contribuisce in minima parte. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha messo sul piatto circa 10 miliardi di investimenti tra il 2023 e il 2028 e proprio in questi giorni è in viaggio l’infrastruttura, costata un miliardo circa, che permetterà di aumentare già quest’anno l’estrazione di gas. L’infrastruttura è il modulo Bouri Gas Recovery costruito a Ravenna da Rosetti Marino per conto di Saipem, che opera come main contractor. È un bestione da 5.200 tonnellate e alto 45 metri, in grado di catturare e comprimere il gas che altrimenti sarebbe perso o bruciato in torcia («flaring») durante l’estrazione petrolifera. Il modulo arriverà tra pochi giorni a circa 170 chilometri dalla costa libica e lì sarà sollevato e installato. (Corriere)

Il progetto si chiama Bouri Gup (Gas Utilisation Project) ed è sviluppato da Mellitah Oil & Gas, jv tra l’Eni e la compagnia locale National Oil Corporation. Tra qualche mese dal campo di Bouri sarà possibile estrarre gas. «Bouri Gup — spiega Guido Brusco, direttore generale e chief operating officer Global Natural Resources dell’Eni — è a impatto zero, in quanto a Mellitah sarà costruito un impianto di cattura e stoccaggio della CO2 che permetterà di avere un processo decarbonizzato, così come a impatto zero saranno anche gli altri due progetti, Sabratha e le Strutture A ed E». Il giacimento di Bouri, attivo dal 1988, è uno dei più importanti della Libia. Con l’installazione del modulo la produzione di gas attesa è pari a oltre 700 milioni di metri cubi all’anno, a cui si aggiungerà la quella proveniente dal secondo progetto, il compressore che sarà installato sulla piattaforma offshore di Sabratha dal campo di Bahr Essalam e fornirà altri 800 milioni di metri cubi di gas, in un anno caratterizzato dallo choc energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente che ha danneggiato le infrastrutture e bloccato lo Stretto di Hormuz. Il «grosso» arriverà dalle Strutture A ed E, su cui sono confluiti 8,5 miliardi di investimenti e porteranno entro il 2028 oltre sette miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Redazione

 

 

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