Secondo i dati Istat pubblicati a maggio 2026, l’export italiano nel mese di marzo 2026 è cresciuto, sia per quanto riguarda le vendite nei mercati europei, sia in alcune economie extra-Ue. Guardando alla distribuzione geografica del Made in Italy all’estero, infatti, l’Europa emerge ma ci sono alcuni Paesi che si stanno rivelando sbocchi commerciali interessati per le imprese. (Qui Finanza)
A marzo 2026 le esportazioni italiane sono cresciute del 4,1% rispetto al mese precedente, mentre su base annua l’aumento ha raggiunto il +7,4% in valore e il +4,2% in volume. L’Italia vende di più all’estero e lo fa non soltanto grazie a un incremento dei prezzi, ma anche attraverso un aumento reale delle quantità esportate.
L’export verso i Paesi Ue cresce del 4,7% su base mensile è aumentato a un ritmo superiore rispetto al +3,6% registrato nei mercati extra-Ue. Anche su base annua il dato conferma questa tendenza: +9,6% per l’Europa comunitaria e +5,1% del resto del mondo.
Nonostante la crescente attenzione verso nuovi mercati emergenti, il cuore commerciale dell’Italia resta ancora fortemente legato al continente europeo. La prossimità geografica, la maggiore integrazione normativa e la solidità delle relazioni industriali spiegano perché Paesi come Francia, Germania e Spagna continuino a rappresentare partner molto importanti per il nostro Paese.
Si tratta di mercati maturi, ma ancora molto dinamici per il Made in Italy, soprattutto nei comparti della meccanica, dell’automotive, della farmaceutica e dei semilavorati industriali.
Il dato più sorprendente del mese riguarda però la Svizzera, che registra un aumento delle importazioni dall’Italia pari addirittura al +84,6% su base annua. Un incremento di questa portata non è però da imputare tutto all’aumento dei consumi finali svizzeri di prodotti italiani. Spesso, infatti, la Confederazione elvetica svolge un ruolo di hub commerciale e finanziario, soprattutto per settori come i metalli preziosi, la chimica e alcuni beni industriali ad alto valore aggiunto.
Come spiegato nel report Istat, infatti, oltre metà della crescita complessiva dell’export italiano a marzo è spiegata proprio dall’aumento delle vendite di metalli, in particolare verso Svizzera e Francia. Questo suggerisce che una parte rilevante del dato sia legata a operazioni di filiera e di trasformazione industriale.





