Guido Gobino ha 68 anni e da oltre mezzo secolo fa il cioccolatiere. «Ho celebrato le nozze d’oro», dice. Nei decenni la sua regola non è cambiata: «La qualità viene prima di tutto, indipendentemente dai costi di produzione e dal prezzo delle materie prime». È con questa filosofia che continua a investire: tra settembre e ottobre aprirà una nuova bottega ad Alba e lancerà una torta in cui il Tourinot (il piccolo gianduiotto da lui ideato) sposa la nocciola delle Langhe. (La Stampa)
Il momento storico è complesso tra crisi internazionale e cambiamenti climatici. Come si difende un artigiano del cioccolato«Dal Covid in poi ogni anno abbiamo affrontato una crisi diversa. Prima l’esplosione dei costi del cacao, della nocciola e del burro di cacao, oggi pesano soprattutto i trasporti, perché importiamo materie prime da Centro America, Indonesia, Filippine e altri Paesi. Lo scenario internazionale resta instabile e questo rende più prudenti anche importatori e distributori. Da gennaio a maggio di quest’anno il nostro fatturato è sceso del 5%, dopo anni in cui era cresciuto stabilmente tra il 5 e il 7% annuo. Ma il Made in Italy continua a essere molto apprezzato e noi abbiamo la fortuna di realizzare prodotti esclusivi, che appartengono al Piemonte. Per noi l’export vale circa il 30% del fatturato e bisogna continuare a investire in nuovi mercati».
«Il Giappone, dove siamo presenti dal 2005, continua a darci grandi soddisfazioni perché ha una cultura gastronomica raffinata, molto vicina alla nostra idea di qualità. Poi i Paesi arabi apprezzano il nostro cioccolato, anche se le tensioni internazionali in alcuni casi – per esempio in Kuwait – rallentano gli ordini. Intanto stiamo già lavorando al Natale e alla Pasqua del 2027: il nostro mestiere richiede di guardare sempre avanti».
«I nostri cavalli di battaglia restano Tourinot e Cremini, i grandi classici molto amati all’estero. In Italia e anche in Svizzera, invece, il consumatore è sempre più orientato verso il cioccolato fondente di alta qualità e i grandi cru di cacao. È una ricerca che dura da anni e coinvolge soprattutto i palati più esperti. Il cacao, però, è un prodotto della natura: ogni raccolto è diverso e ci sono annate straordinarie e altre più difficili, soprattutto per alcune origini come il Venezuela. E sta andando bene anche il gelato».
«Continuare a investire è il modo giusto di affrontare i momenti difficili. La nuova bottega aprirà in via Maestra e con quella arriveremo a sei punti vendita: tre a Torino, due a Milano e uno ad Alba. È una città internazionale, dove da settembre a dicembre arrivano persone da tutto il mondo per il tartufo, il Barolo e le altre eccellenze: il pubblico ideale anche per noi».
«La ricerca. Da quattro anni in azienda lavora mio figlio Pietro, che ha portato novità importanti in innovazione e digitalizzazione. Con noi operano giovani tecnologi alimentari e continuiamo a sviluppare nuovi prodotti. Una ricetta esce solo quando siamo convinti che sia davvero buona. La qualità viene prima dei costi. Dietro un cioccolatino ci sono ricerca, selezione delle materie prime e tanto lavoro. Per esempio, per il gelato usiamo lo stesso cioccolato impiegato nei prodotti di punta. Molti gelati industriali puntano su basi più economiche. Noi preferiamo spendere qualcosa in più per mantenere altissima la qualità».





