Il 4 luglio è terminato il taglio delle accise su benzina e diesel introdotto dal governo italiano, mentre la situazione geopolitica nello Stretto di Hormuz rimane incerta. In Europa il quadro resta frammentato, mentre negli Stati Uniti Donald Trump critica i prezzi del carburante ancora alti. (Euronews)
Il governo Meloni aveva disposto il taglio sulle tasse alla luce delle tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, e al conseguente impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul prezzo generale del petrolio.
La chiusura dello stretto ha determinato un aumento dei prezzi in tutta la regione, con effetti anche sui mercati internazionali, Europa inclusa. Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è ripreso solo parzialmente e resta al di sotto dei livelli precedenti al conflitto, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono senza una svolta sulla gestione del corridoio marittimo.
“Valuteremo quello che potenzialmente potrà accadere alla luce dei negoziati che sono in corso per sbloccare la navigazione nello stretto di Hormuz”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che lascia aperta la possibilità di nuovi interventi in caso di ulteriori tensioni geopolitiche.
Secondo i dati riportati dal Codacons, l’associazione italiana per i diritti dei consumatori, un pieno di diesel o di benzina, tenuto conto anche dell’Iva che pesa sulle accise, costerà agli automobilisti 3,05 euro in più.
Quindi, in assenza di proroga dello sconto finale, a partire dal 4 luglio il prezzo medio del gasolio salirà a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro/litro in autostrada. La benzina salirà in media a 1,86 euro al litro, 1,95 euro in autostrada.
Il Codacons ha denunciato “una crescita dei listini alla pompa che sarebbe immediata e che, paradossalmente, avverrebbe nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere”.
Il prezzo del Brent, riferimento per il mercato europeo, è sceso dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari attuali, con un calo del 25,5%. Una riduzione che, tuttavia, non si è riflessa in modo proporzionale sui prezzi alla pompa: nello stesso periodo benzina e gasolio si sono abbassati solo di circa il 6%.
La situazione resta disomogenea, con alcuni Paesi in cui le forme di sostegno ai carburanti sono ancora in vigore e altri in cui le principali misure di sconto o controllo dei prezzi sono state eliminate, ridimensionate o non hanno mai assunto la forma di aiuti strutturati e continuativi.
In Spagna il governo conserverà una riduzione diretta sul prezzo dei carburanti, che sarà però progressivamente ridotta in base alla stabilità dei mercati internazionali. Dal 1° luglio entra in vigore un nuovo cambiamento per gli automobilisti spagnoli.
Il governo ha infatti abolito l’IVA ridotta al 10% applicata temporaneamente a benzina e gasolio, che torneranno così a essere tassati all’aliquota ordinaria del 21%. A luglio lo sconto sarà di 15 centesimi al litro, ad agosto scenderà a 10 centesimi e a settembre sarà ridotto a 5 centesimi al litro.
In Portogallo, lo sconto attualmente è pari a 2,48 centesimi al litro per il diesel e a 3,12 centesimi al litro per la benzina. Il governo ha indicato che potrebbe eliminare la riduzione sull’ISP una volta stabilizzati i mercati internazionali, aprendo così la possibilità di un aumento dei prezzi dei carburanti. Non sono ancora state fissate tempistiche.
In Francia, le principali misure comprendono un bonus di 100 euro per i lavoratori a basso reddito che utilizzano frequentemente l’auto, in vigore fino alla fine di luglio. Sono inoltre stati aumentati i sussidi destinati ad alcuni settori particolarmente colpiti, come agricoltura e pesca. Parallelamente, TotalEnergies manterrà per tutta l’estate un tetto al prezzo dei carburanti di 1,99 euro al litro nelle stazioni di servizio situate nelle aree rurali, e la misura sarà estesa anche alle stazioni di servizio autostradali della compagnia nei fine settimana di maggiore traffico.
In Germania, come in Italia, il sussidio sui carburanti è stato abolito dal 1° luglio. Di conseguenza, i prezzi della benzina stanno nuovamente aumentando in Germania.
Le compagnie petrolifere tedesche hanno approfittato della fase precedente alla fine del sussidio per aumentare sensibilmente i prezzi dei carburanti in Germania. Nelle ore successive alla scadenza della misura, benzina e diesel sono saliti tra i 14 e i 19 centesimi al litro, recuperando di fatto gran parte del beneficio fiscale di circa 17 centesimi concesso dal governo federale.
In Ungheria le misure sono state eliminate sabato 27 giugno, con i prezzi che hanno poi raggiunto livelli inferiori al precedente tetto imposto dal governo.
In Polonia, fino al primo luglio erano in vigore misure di contenimento dei prezzi dei carburanti, tra cui tetti massimi ai prezzi alla pompa e aliquote fiscali ridotte, come IVA e accise, introdotte per attenuare l’impatto dei rincari energetici.
Con la loro scadenza, il mercato ha registrato un aumento dei prezzi. Tuttavia, restano attive alcune promozioni delle compagnie di distribuzione, soprattutto nei fine settimana, che consentono ai consumatori di ottenere sconti di circa il 5% sul carburante.
In Grecia è scaduto il 30 giugno il tetto ai margini di profitto delle compagnie petrolifere, introdotto per contenere i prezzi dei carburanti durante la fase di forte volatilità energetica. Con la fine della misura, non è più in vigore alcun limite ai margini applicabili dalle aziende del settore.





