Attualità e politica

In tre anni 22 ragazze uccise per aver provato ad opporsi ad un matrimonio combinato

Saman Abbas è stata uccisa, anche se non vi è ancora traccia del corpo, per aver rifiutato il matrimonio combinato dalla famiglia con un cugino in Pakistan. Il suo episodio, purtroppo, non è il solo. Ci sono altre donne coraggiose, che si oppongono all’Islam radicale e ai suoi dettami o alla violenza di uomini che le costringono a fare ciò che non vorrebbero, e purtroppo negli ultimi tre anni sono 22 le donne che hanno provato ad opporsi e sono state uccise.

Il Corriere della Sera racconta la storia di alcune di loro (con nomi di fantasia): Zayn, 22 anni, il 27 agosto del 2019 racconta alla squadra mobile di Brescia tutte le violenze subite, insieme alle sorelle, dai genitori e dal fratello maggiore che volevano si sposasse con un uomo per lei sconosciuto. I genitori sono stati denunciati per induzione al matrimonio e gli è stata sospesa la responsabilità genitoriale.

Il 15 settembre scorso Awais denuncia il marito per le violenze ai danni delle figlie minorenni, oltre che suoi. Quando l’uomo ha trovato un pakistano da far sposare alla figlia più grande, la madre l’ha difesa e sono partite le violenze fisiche e abusi sessuali. L’uomo è stato deferito per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, lesioni personali, minaccia e costrizione o induzione al matrimonio.

Ancora, Cornelia, viveva in un campo nomadi a Roma, e a gennaio ha denunciato il padre per maltrattamenti dopo aver rifiutato un matrimonio combinato. Shaila stava per essere rapita, ma un blitz della polizia di Reggio Emilia l’ha salvata dal fratello che l’avrebbe portata via contro la sua volontà.

Come racconta il Corriere della Sera, secondo il rapporto sul codice rosso, tra il 2019 e il 2020 sono stati 11 i casi di denuncia per costrizione o induzione al matrimonio. 65 sono i casi in cui le donne che si ribellano subiscono la deformazione del volto, mentre 1.741 le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento dei luoghi frequentati dalla persona offesa.

Redazione

 

 

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