Più incentivi, meno burocrazia, sportello unico per informazioni e pianificazione. Questa la ricetta della Ue per rafforzare il suolo delle Comunità energetiche e in generale dell’autoconsumo per raggiungere la capacità di produzione da fonti rinnovabili fissata a livello comunitario. I principi sono contenuti nella Raccomandazione (UE) 2026/1007, adottata dalla Commissione europea il 30 aprile 2026 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea che punta a portare a 90 GW la capacità rinnovabile installata dalle comunità dell’energia in Europa. Non si tratta di uno strumento vincolante: gli Stati membri “dovrebbero” adottare le misure indicate, non sono obbligati a farlo. Il suo peso è però politico e orientativo: fissa le aspettative della Commissione su come dovranno evolversi i quadri nazionali per le comunità energetiche e l’autoconsumo. (Repubblica)
Per chi installa un piccolo impianto fotovoltaico sul balcone o una batteria plug-in, la raccomandazione chiede agli Stati membri di eliminare del tutto le procedure autorizzative per i sistemi fino a 800 W con connessioni alla rete con scadenze certe e trasparenti, procedure digitali per registrare gli accordi di condivisione dell’energia, obblighi amministrativi ridotti al minimo. Chi partecipa a una comunità energetica o a un regime di condivisione non dovrebbe essere soggetto agli stessi obblighi previsti per i fornitori commerciali: la raccomandazione lo dice esplicitamente, chiedendo agli Stati di eliminare i requisiti sproporzionati e discriminatori oggi in vigore in molti ordinamenti nazionali.
Sul fronte delle risorse, la Commissione raccomanda agli Stati di sfruttare pienamente i fondi di coesione europei del periodo 2021-2027 e di istituire strumenti dedicati alle fasi iniziali di sviluppo dei progetti — quelle in cui oggi è più difficile trovare capitali. Per chi non dispone di liquidità da anticipare — inquilini, famiglie a basso reddito, persone in condizioni di povertà energetica — si punta a modelli di finanziamento collettivo o da parte di terzi: leasing, contratti di rendimento energetico, schemi di investimento comunitario. La raccomandazione invita inoltre gli Stati a valutare l’applicazione di aliquote IVA ridotte o esenzioni per pannelli solari e sistemi di riscaldamento pulito ad alta efficienza.
La raccomandazione chiede che l’energia in eccesso venga compensata equamente sulla base dei segnali di mercato, e valuta l’introduzione di premi che incentivino l’ottimizzazione dell’autoconsumo. Sul fronte della gestione, i dati di misurazione e consumo dovranno essere disponibili in tempo quasi reale per tutti i partecipanti — consumatori, comunità energetiche, organizzatori della condivisione. Si raccomanda inoltre di avviare una transizione graduale dai criteri statici di ripartizione dell’energia — quelli in cui la quota di ciascun partecipante è fissa — verso criteri dinamici, capaci di rispecchiare i consumi effettivi e di aumentare il valore complessivo della condivisione.
Tra le misure di sistema, la raccomandazione chiede agli Stati di istituire — o potenziare quelli esistenti — sportelli unici accessibili sia online sia fisicamente. L’interfaccia dovrà offrire consulenza tecnica, giuridica, amministrativa, economica e finanziaria, modelli contrattuali, istruzioni pratiche e la possibilità di presentare domande monitorandone lo stato. Un riferimento unico pensato in particolare per chi si avvicina per la prima volta alle comunità energetiche o vuole avviare un progetto di autoconsumo senza doversi orientare tra uffici diversi e procedure frammentate.





