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Lezioni dal vaccino. Leadership è farsi vaccinare. Sì alla cooperazione tra popoli e nazioni

Il via libera dell’Agenzia europea del farmaco ci fa tirare un sospiro di sollievo: siamo ancora dentro l’emergenza sanitaria ma cominciamo a scorgere qualche spiraglio di luce. In Italia le dosi del vaccino, messo a punto dalla statunitense Pfizer insieme alla tedesca BioNtech, saranno somministrate a partire dal 27 dicembre, e tra i primi vaccinati ci saranno una infermiera, due medici, un operatore sociosanitario, una ricercatrice dello Spallanzani: un modo per rendere omaggio a chi ha combattuto in trincea, e in molti casi, a marzo e aprile, quando nelle corsie degli ospedali mancavano mascherine e guanti, in assenza dei presidi basilari di protezione. Ad oggi, sono 266 i medici caduti per COVID.

Il via libera dell’Ema, dopo quello della Fda americana, ci dice che il vaccino ha superato a pieni voti le tre fasi della sperimentazione e può essere somministrato su larga scala. È un vaccino sicuro al 100% al punto che il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, che il prossimo 21 gennaio presterà giuramento, se lo fa iniettare a favore di telecamera e dichiara: “Non c’è nulla da temere”. Già qualche giorno fa, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è vaccinato in diretta tv e nel giro di due giorni 200mila cittadini israeliani hanno prenotato il loro appuntamento per l’inoculazione. Anche questa è leadership.

Ai politici di casa nostra che in questi giorni rispondono, con un filo di imbarazzo, che sì, il vaccino lo faranno prima o poi, “a patto che sia sicuro”, “purché non vi siano controindicazioni”, “se lo dice il medico di famiglia” e altre simili baggianate, diciamo: basta chiacchiere. Il presidente Silvio Berlusconi ha già annunciato che non appena sarà disponibile lui si sottoporrà a vaccinazione pubblicamente, e dovrebbero seguire il suo esempio tutte le personalità pubbliche che in questa fase possono giocare un ruolo determinante per diffondere fiducia promuovendo una maggiore adesione alla campagna vaccinale.

Si può essere di destra e non flirtare con il complottismo No-Vax. La salute è una cosa seria, e contro una pandemia che è già costata la vita a quasi due milioni di persone, non sono ammesse ambiguità di sorta. Chi scrive è contraria all’obbligo vaccinale: con l’informazione e il buon esempio dobbiamo persuadere il maggior numero possibile di persone a vaccinarsi spontaneamente per raggiungere l’agognata immunità di gregge nel giro di un anno al massimo. Solo allora potremo dire di aver vinto la nostra battaglia contro il virus che ha trasformato il 2020 nell’annus horribilis.

A margine: la globalizzazione non ci ha fatto sognare, le principali questioni sociali sul tavolo sono il frutto delle diseguaglianze e delle storture del globalismo che ha tradito gran parte delle sue promesse. Eppure il vaccino che salverà l’umanità è un bellissimo esempio di come si debba costruire un nuovo equilibrio mondiale puntando sulla cooperazione tra popoli e nazioni, non sulla costruzione di muri o sul mito della presunta autarchia. In un mondo interdipendente nessuno può fare da sé. Se il Ceo della Pfizer è un greco nato a Salonicco da una famiglia di ebrei, i fondatori di BioNtech sono due scienziati di origine turca che hanno scelto di finanziare i loro studi anche grazie ai contributi a fondo perduto elargiti dalla Germania della cancelliera Merkel e dall’Europa attraverso la Banca europea degli investimenti. Uno straordinario melting pot per la salute globale, un modello per il futuro.

Annalisa Chirico

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