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Un mercato unico incompleto e troppa dipendenza strategica: i punti deboli dell’UE

Un mercato interno unico, profondo e coeso, con capitali comuni e sistemi energetici collegati: è l’idea che Mario Draghi ha dell’Unione europea. L’ex premier è tornato a tratteggiare questo progetto in occasione del discorso che ha pronunciato ad Aquisgrana, durante il conferimento del premio Carlo Magno. Nella sua ottica, questa dovrebbe essere la soluzione per un’Europa più forte e meno vulnerabile sullo scenario globale. (Sky TG 24)

Al suo invito si è affiancato quello di Ursula von der Leyen che, in occasione della seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha sottolineato l’importanza del mercato unico, definendolo “la pietra angolare che definisce chi siamo come europei” e “lo strumento più efficace di cui disponiamo”.

La presidente della Commissione Ue ha individuato una strategia in sei punti per completare un mercato unico che vuole essere digitale e incentivare l’indipendenza europea, mostrandosi al tempo stesso attento alle sfere della sostenibilità, dell’inclusione e della dimensione sociale.

Sul fatto che si tratti del “principale asset europeo” concorda con von der Leyen anche il Co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei Nicola Procaccini, ospite a Generazione Europa su Sky TG24: “Parliamo di mezzo miliardo di uomini e donne che si muovono liberamente nello stesso spazio, commerciando e scambiandosi beni: questo è sicuramente l’aspetto migliore dell’essere dentro il progetto europeo. Tuttavia, oltre agli ostacoli che vanno rimossi dall’interno, dovremmo eliminare anche quelle barriere che ci siamo imposte da soli in termini di competitività con l’esterno”.

Secondo Draghi, una delle maggiori vulnerabilità dell’Ue sarebbe legata alla sua crescente dipendenza strategica da potenze straniere sotto diversi fronti: da quello energetico, a quello militare, a quello delle cosiddette materie prime critiche. Con queste ultime si fa riferimento a metalli, minerali e materiali naturali che, per quanto costituiscano parti integranti della nostra vita quotidiana, sono estremamente difficili da reperire.

L’Unione europea ne ha individuate 34, di cui 17 strategiche e tutte fondamentali per il funzionamento di oggetti comuni come smartphone, auto elettriche, turbine eoliche, concimi per piante, chip, semiconduttori. Il principale fornitore, tanto a livello mondiale quanto europeo, è la Cina, che, secondo un Rapporto Speciale della Corte dei Conti europea, ne deterrebbe circa il 60% della produzione mondiale e il 90% della raffinazione.

Redazione

 

 

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