Economia

Rapporto Inps 2026, occupazione in crescita ma stipendi bassi. I dati

Il Rapporto Inps, basato sui dati del 2025, evidenzia una platea record di “24 milioni di lavoratori”, dato che beneficia di una spinta dai rapporti dipendenti a tempo indeterminato. Nonostante il “massimo storico” raggiunto, il tasso di occupazione in Italia resta inferiore alla media europea ed è caratterizzato da “forti divari di genere”. (Sky TG 24)

Per quanto riguarda i singoli settori, il buon andamento dell’occupazione interessa soprattutto i servizi dove i rapporti di lavoro risultano maggiormente intermittenti mentre produttività e salari sono più bassi. Prosegue invece il calo nell’industria con una contrazione di dipendenti passati dal 43% del 2007 al 33% del 2025.

Considerando una platea di 21 milioni di lavoratori dipendenti – al netto di agricoli, operai e domestici – Inps calcola che la retribuzione media annua nel 2025 ha toccato quota 27.649 euro, in crescita di 3,6% in un anno e del 14,5% rispetto al 2019. Il dato cela tuttavia forti oscillazioni tra chi svolge un’attività a tempo pieno per tutto l’anno e chi, al contrario, è impiegato part time o full time ma solo in determinate stagioni.

Per quanto riguarda i salari reali, l’Inps giudica “cruciale” il confronto con l’inflazione. Nel periodo 2019-2025 la crescita del livello dei prezzi si è attestata tra il 18,2% dell’indice Foi e il 20,5% dell’indice Ipca. In entrambi i casi, i dati superano l’andamento delle retribuzioni lorde. Mentre se si considerano le retribuzioni nette, tra “detrazioni e nuove esenzioni” i salari si avvicinano al dato sull’inflazione con una crescita pari al 19,2% dall’anno pre-Covid.

Cresce il lavoro e, con l’invecchiamento della popolazione, si allungano i tempi per andare in pensione. L’Istituto certifica un aumento dell’età anagrafica per l’uscita dal lavoro, salita di 7 anni dal 1995: il pensionamento oggi avviene mediamente a 64 anni e 10 mesi, rispetto ai 57 anni e 7 mesi. Dal 2020 le pensioni di vecchiaia si sono stabilizzate sui 67 anni, circa sei in più di quelle anticipate. L’età media sale anche se si considera l’insieme dei lavoratori dipendenti privati e pubblici: nel 2025 è stata di 64 anni e sette mesi, contro i 64 anni e 5 mesi del 2024 e i 61 anni e 7 mesi del 2012.

Il divario uomo-donna nell’accesso al mercato del lavoro e nelle retribuzioni fa sentire i suoi effetti anche sulle pensioni. Il Rapporto calcola che le pensionate italiane rappresentano oltre la metà della platea ma percepiscono in totale 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi degli uomini.

Secondo Inps il lavoro femminile continua a rappresentare una delle sfide principali dell’occupazione in Italia. Su questo aspetto, agevolazioni economiche alle famiglie come l’Assegno unico universale per i figli a carico e altri bonus natalità rischiano di frenare la partecipazione delle donne al mercato.

Al contrario, strumenti come il bonus asili nido e lo smart working contribuiscono a ridurre le difficoltà occupazionali derivanti dalla cura dei figli. Il Rapporto calcola che l’accesso al bonus nido, in particolare, incrementa del 6% le probabilità per le madri di trovare o mantenere un impiego. Come ha evidenziato il presidente Inps, Gabriele Fava, il bonus ha ottenuto negli ultimi anni un progressivo potenziamento con un allargamento della platea di potenziali beneficiari, passata dal 4% del 2017 al 35% dello scorso anno.

Redazione

 

 

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