La Bce è entrata in una fase più difficile della semplice lotta all’inflazione. Dopo il rialzo dei tassi deciso a giugno, motivato dal nuovo shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente, Francoforte deve evitare due errori opposti: considerare le pressioni sui prezzi come temporanee oppure reagire con la durezza del 2022. È il punto indicato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta: oggi “non ci troviamo nella stessa situazione del 2022. La domanda è più debole e i tassi di interesse reali sono più elevati”. Ripetere quella reazione sarebbe dunque “un errore”. (Quotidiano Nazionale)
Gli shock non sono più episodi isolati. Energia, geopolitica, catene di fornitura, intelligenza artificiale, finanza digitale, invecchiamento e clima stanno ridisegnando l’ambiente di famiglie, imprese e governi. Panetta parla di una “grande riconfigurazione” del mondo. Per le banche centrali non basta più guardare alle previsioni centrali: bisogna costruire scenari alternativi e valutare gli effetti su energia, produttività, aspettative finanziarie e credito. La Bce ha aumentato i tassi a giugno di 25 punti base perché il nuovo shock sui prezzi rischia di allontanare l’inflazione dall’obiettivo del 2%.
Le proiezioni dell’Eurosistema indicano un’inflazione media al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. L’obiettivo resta il ritorno stabile al 2%, ma la strada non può essere automatica. Se l’inflazione nasce da energia e offerta, alzare troppo i tassi può raffreddare una domanda già debole senza risolvere la causa dello shock. Restare fermi davanti a rincari persistenti rischierebbe però di indebolire la credibilità.
Panetta insiste sulla fragilità dell’eurozona. I rischi al rialzo sull’inflazione convivono con rischi al ribasso per la crescita. Le imprese affrontano energia più incerta, credito più caro e domanda meno robusta; le famiglie vedono aumentare il costo di mutui e finanziamenti. In questo quadro la politica monetaria deve “evitare di incamminarsi su un sentiero predefinito”: nessuna promessa di nuovi rialzi automatici, ma neppure la garanzia che il ciclo sia finito.
Nel 2022 l’inflazione era stata alimentata dallo shock energetico dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma anche da domanda sostenuta e aspettative da ancorare. Oggi lo scenario è diverso. I tassi reali sono già più alti, il credito è più selettivo, la crescita europea più vulnerabile. Una nuova stretta aggressiva avrebbe effetti rapidi su investimenti e consumi. La Bce deve calibrare la risposta, distinguendo tra rincari temporanei, pressioni persistenti ed effetti di secondo giro su salari e prezzi.
Le banche centrali devono “investire in nuove forme di conoscenza”. Durante la pandemia l’epidemiologia entrò nel dibattito economico; oggi nella cassetta degli attrezzi della politica monetaria entrano tecnologia, energia, politica internazionale e demografia. L’inflazione contemporanea non nasce più soltanto dal ciclo tradizionale, ma da fratture strutturali del sistema globale. La Bce resta davanti a un equilibrio stretto: difendere la stabilità dei prezzi senza soffocare una crescita fragile. Il messaggio di Panetta è un invito alla prudenza attiva: non ignorare gli shock, ma non rispondere con automatismi; non ripetere il 2022, ma neppure sottovalutare i rischi. La vera sfida non sarà solo decidere se alzare o fermare i tassi, ma capire quale economia globale sta nascendo intorno all’euro.




