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Consumi record nonostante inflazione e rincari: la spesa sale di 314 euro annui a famiglia

Consumi record quest’anno per le famiglie italiane. A guardare i loro acquisti non sembrano spaventate dall’aumento dell’inflazione – in primis per i prezzi dei carburanti – o dalle incertezze sulla crescita economica legate agli scenari internazionali. Alla fine del 2026 il livello medio di spesa raggiungerà il suo picco storico: 23.261 euro. Cioè 314 euro in più rispetto al dato del 2025 e, soprattutto, 286 euro in più rispetto al precedente record storico: quello registrato nel 2027, anno precedente alla grande crisi dei subprime, quando ogni famiglia spese in media 22.975 euro. (Il Gazzettino)

A fornire queste rilevazioni è stato l’ufficio studi di Confcommercio, non a caso tra i primi organismi a rivedere al rialzo le stime sulla crescita del Paese, indicando per il 2026 un aumento del Pil dello 0,9 per cento anche grazie alla spinta della domanda interna (+1,2 per cento). Soprattutto, e al netto degli anni del Covid ormai riassorbiti, l’associazione guidata da Carlo Sangalli ha registrato una tendenza verso l’alto quasi costante dei consumi nell’ultimo trentennio: tra il 1995, quando la spesa media era di 19.877 euro, e il 2026 si è registrato un aumento vicino al 15 per cento.

Se la propensione ai consumi è rimasta quasi sempre positiva, dal 1995 a oggi sono cambiati gli oggetti del desiderio degli italiani. Che non lesinano certo per i gadget e i servizi tecnologici (+3.200 per cento nell’ultimo trentennio), amano i viaggi (+17,2 per cento) e i ristoranti (+25,3 per cento) e tutto quello che migliora il loro tempo libero, ma spendono sempre meno per quelli che erano un tempo i consumi primari come gli alimentari.

Si legge infatti nel rapporto: è «in leggera flessione l’alimentazione domestica (-3,5 per cento negli ultimi tre decenni), anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa, mentre tra i segmenti meno dinamici si confermano l’abbigliamento e le calzature (+6,2 per cento), la cui domanda appare oggi più orientata verso capi a minore valore intrinseco (il cosiddetto fast fashion), e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9 per cento)». Di conseguenza, «la domanda di beni tradizionali rimane, dunque, contenuta nel 2026, indice di un atteggiamento di prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico». Cala di oltre un terzo (-37,4 per cento) la spesa delle famiglia per l’energia domestica: un risparmio legato sia a una maggiore attenzione ai consumi sia, soprattutto, all’entrata sul mercato di apparecchi più performanti e meno enorgivori grazie alle nuove tecnologie.

Proprio il vorticoso sviluppo tecnologico registrato nell’ultimo trentennio tra la diffusione prima dei telefonini, poi di internet e adesso dell’intelligenza artificiale, ha rivoluzionato i consumi degli italiani. Su questo versante Confcommercio parla della «crescita più dirompente dell’intero trentennio». Infatti, «la spesa in volume per dispositivi informatici, telefonia e servizi connessi è aumentata da meno di 8 euro a 252 euro pro capite (numero indice circa 3.300 rispetto al 1995) imputabile anche al passaggio da beni di lusso/nicchia negli anni Novanta (primi cellulari, PC desktop) a beni di prima necessità e consumo continuo (smartphone, tablet, abbonamenti internet, cloud e device interconnessi)».

Sempre nell’ultimo trentennio gli italiani hanno dimostrato di volersi godere la vita quanto più possibile. «Anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero – registra l’ufficio studi guidato da Mariano Bella – confermano, in termini quantitativi, una progressiva tendenza alla crescita. I volumi acquistati di beni e servizi inclusi al suo interno, sintetizzati in termini di indice, hanno segnato una crescita prossima al 50 per cento dal 1995 al 2026 in termini reali». In questo scenario sale la domanda di prodotti audiovisivi, i servizi culturali, ricreativi e di intrattenimento, «che dopo la profonda crisi della pandemia stanno registrando performance molto positive». Nel 2027 la spesa media non superava i 400 euro, nel 2026 arriverà a quota 637 euro.

Redazione

 

 

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