Internazionale

Nel Calendario Pirelli 2027 il volto dell’India oltre la politica

Il lancio del Calendario Pirelli 2027 contiene un paradosso politico che vale più di qualsiasi dichiarazione ufficiale. L’India che il mondo vede ogni sera nei notiziari è quella di Narendra Modi: una potenza economica in piena accelerazione, una democrazia attraversata da crescenti tensioni religiose, accuse di restringimento dello spazio civile, nazionalismo identitario e una spettacolare capacità di trasformare ogni simbolo culturale in strumento di prestigio internazionale. L’India che Pirelli mette in scena appartiene invece a un’altra grammatica. È femminile, plurale, diasporica, porosa. Sembra quasi una risposta silenziosa alla politica, pronunciata con il linguaggio delle immagini anziché con quello dei comizi. (Quotidiano Nazionale)

Le nove protagoniste fotografate da Sølve Sundsbø sembrano scelte come capitoli di un romanzo più che come celebrità. Padma Lakshmi incarna l’India emigrata che continua a pensare in due continenti. Freida Pinto rappresenta Bollywood trasformata in linguaggio globale. Anoushka Shankar porta sulle spalle una genealogia musicale che attraversa Oriente e Occidente. Rupi Kaur è la voce poetica di una diaspora cresciuta su Instagram ma nutrita da una memoria antichissima. Aditi Rao Hydari porta con sé la nobiltà storica e il cinema contemporaneo. Avantika Vandanapu racconta la generazione indoamericana. Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava incarnano la nuova moda indiana ormai protagonista delle passerelle internazionali. E dentro questo mosaico compare anche Avani Rai, anche lei fotografata da Sølve Sundsbø mentre, contemporaneamente, firma l’altra metà del calendario.

La politica ama il singolare. Queste donne praticano il plurale. Sundsbø fotografa la classe dirigente simbolica dell’India globale: donne la cui indianità circola fra Mumbai, Londra, New York e Los Angeles, attraversando cinema, moda, poesia, musica e televisione. Paesaggio, abito e corpo vengono accordati con la precisione di un quartetto da camera, mentre l’India aggiunge il proprio eccesso sensoriale, quel talento nazionale per trasformare persino l’aria in decorazione.

Il progetto affidato inizialmente a Raghu Rai aveva già un titolo, ‘Past Forward’. Sul fondo dell’inquadratura compaiono fotografie inedite realizzate dal maestro durante circa sessant’anni; davanti entrano persone incontrate nelle strade, musicisti, artigiani, spettatori, passanti, abitanti della vecchia Delhi. Avani porta quelle immagini nei cinema popolari, sulle terrazze sommerse dalle antenne, nelle barberie, dentro vicoli dove una motocicletta attraversa il set con l’indifferenza aristocratica di chi possiede la città. L’archivio paterno acquista traffico, sudore, telefoni accesi, applausi. Il passato viene rimesso in circolazione come una vecchia banconota ancora capace di pagare il presente.

Così il Calendario monta due Indie nella stessa stanza. Da una parte appare il soft power, colto, internazionale, vestito dalle grandi maison e pronto per l’esportazione. Dall’altra entra la cittadinanza anonima, quella che raramente riceve un invito e arriva ugualmente, portandosi dietro un’orchestra, una bancarella e tre generazioni di parenti. Il lusso incontra la strada senza fingersi innocente. Pirelli vende pneumatici; Avani ricorda che ogni pneumatico, prima o poi, deve sporcarsi.

Redazione

 

 

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