Il 2025 segna una svolta inattesa per le energie rinnovabili in Italia: per la prima volta dopo anni di crescita continua. Le nuove installazioni calano, passando da 7,5 a 7,2 gigawatt, con una flessione di quattro punti percentuali. Una battuta d’arresto che arriva in un momento quanto mai delicato, quello della crisi energetica innescata dalle tensioni militari nel Golfo Persico, i cui effetti sulle bollette di famiglie e imprese si faranno sentire solo nei prossimi mesi. (Sole 24 Ore)
Il paradosso è stridente: mentre l’Italia rallenta, il resto d’Europa spinge sull’acceleratore. Nel 2024 l’Unione europea ha installato oltre 65 GW di nuova capacità rinnovabile, con Germania, Spagna e Polonia in testa per volumi di fotovoltaico ed eolico. La Commissione europea punta a coprire il 45% dei consumi energetici con fonti pulite entro il 2030. E molti Stati membri stanno già correndo per centrare l’obiettivo. L’Italia, che pure dispone di un potenziale solare tra i più alti del continente, rischia di restare indietro proprio quando la posta in gioco è più alta.
Sul territorio nazionale, tuttavia, la transizione energetica avanza a velocità molto differenziate. Il Lazio guida la classifica per nuovi impianti rinnovabili, con un incremento del 129% dei megawatt installati negli ultimi cinque anni, e ha già raggiunto il 56% del suo obiettivo al 2030. Seguono Friuli Venezia Giulia (46%) e Trentino Alto Adige (42%). In coda si trova la Valle d’Aosta, paradossalmente virtuosa — produce più energia di quanta ne consumi grazie all’idroelettrico — ma che negli ultimi cinque anni ha installato solo l’11% del contingente assegnatole. Nel complesso, tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha realizzato appena il 31% del target fissato a 80 GW entro il 2030: nei prossimi cinque anni dovrà recuperare il 69% restante.
A complicare il quadro si aggiunge la riforma del mercato elettrico, che porterà l’Italia da un prezzo unico nazionale a un sistema di prezzi zonali. Chi ha investito di più nelle rinnovabili potrà beneficiarne in bolletta, ma l’attuazione — prevista per il 2026 — tarda ad arrivare. Il rischio di sperequazioni territoriali è concreto, e Regioni come Liguria, Emilia Romagna e Lazio, dove le fonti verdi coprono meno del 12% dei consumi, partono già svantaggiate. La sfida è aperta. E l’Europa non aspetta.





