Attualità e politica

Carburanti, export record dagli Usa. L’Italia già si prepara al dopo accise

L’Italia interverrà ancora per tamponare gli effetti di Hormuz su famiglie e imprese. Si tratta di capire quando e come. E questo dipenderà dal termometro dell’emergenza, a quanto pare. (Il Messaggero)

È un po’ questo il clima nell’esecutivo, a sentire le ultime parole del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, affidate ieri alle risposte al Question time della Camera. «Considerato il contesto internazionale», ha detto, «il governo valuterà tutte le possibili opzioni di intervento per tutelare il potere di acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese».

E ancora, «sulla base dell’evoluzione del contesto, il governo si riserva di valutare ulteriori interventi, anche, ove opportuno, in raccordo con iniziative assunte a livello europeo, sia per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti sia per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati». Sarà dunque l’eventuale aggravarsi della crisi – e la variabile durata – a dettare la tabella di marcia.

Mentre dall’Europa arriva poco e niente, al momento, per affrontare quella che ieri il Commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen non ha esitato a definire «una crisi grave quanto quella del 1973 e del 2022 messe insieme» e a prospettare, «mesi difficili», forse anche «anni difficili». Da Bruxelles è arrivata una proposta modesta, con un nuovo quadro di aiuti di Stato per i settori più esposti alla crisi (cosa che serve poco a paesi stretti dai paletti sui conti Ue), maggiore coordinamento sulle riserve di gas e petrolio, dalla macchina degli stoccaggi di gas (l’Italia ha le riserve più alte in Ue, anche oltre i livelli di un anno fa) alle riserve di jet fuel, poi i voucher energetici e la riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili.

C’è anche un pacchetto di raccomandazioni per contenere i consumi nell’AccelerateEu. Di questo terrà conto il governo che già pensa al rinnovo del taglio delle accise in scadenza il primo maggio. In qualche modo si troveranno le risorse. Poi, all’occorrenza, arriverà il vademecum per risparmiare sui consumi (anche in questo modo, oltre che per i prezzi alti, nella crisi del 2022 furono tagliati i consumi del 19%). Ma chissà se basta, a questo punto della crisi.

Gli ultimi segnali che arrivano dal bollettino “Effetti da Hormuz” non sono così incoraggianti. Mentre le trattative Usa-Iran sono di fatto in stallo e la Russia ha appena bloccato anche le esportazioni di petrolio che arrivavano in Germania via Kazakistan, i numeri sulle scorte americane rendono bene l’idea dell’allarme. La scorsa settimana, le scorte di petrolio negli Usa sono aumentate (di 1,925 milioni di barili), più del previsto secondo i dati del dipartimento dell’Energia. E questa non è una cattiva notizia. Ma gli stock di benzina sono diminuiti di 4,57 milioni di barili a 228,374 milioni di barili, il triplo delle attese, visto che si contava su un dato in ribasso di 1,4 milioni. Mentre le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, registrano un ribasso di 3,427 milioni di barili, contro stime di ribasso per 1,5 milioni di barili.

In questo caso il calo è oltre il doppio delle attese. Questo perché le esportazioni americane di petrolio e prodotti petroliferi hanno raggiunto i massimi di sempre, sottolineano gli analisti di Jefferies, con le scorte di benzina e di distillati scese al di sotto della media stagionale quinquennale. Non solo. Secondo i dati di Kpler, le esportazioni di greggio Usa si avviano a registrare i due mesi migliori di sempre ad aprile e maggio, con spedizioni rispettivamente di 5,44 milioni di barili al giorno e 5,48 milioni di barili al giorno. Forniture record dirette in Asia e in Europa.

Stessa cosa per il tanto scarso jet fuel. I dati della US Energy Information Administration mostrano che le esportazioni sono raddoppiate rispetto alla media quinquennale all’inizio di aprile (al livello record di 442.000 barili al giorno). La destinazione? In particolare l’Europa. L’Iea giura che gli Usa forniscano abbastanza jet fuel aggiuntivo all’Europa da coprire poco più del 50% del deficit legato al buco dal Golfo. Mentre il prezzo record raggiunto dal cherosene – quasi 1.800 dollari per tonnellata all’inizio di aprile – è più che raddoppiato al picco rispetto all’inizio della guerra. Se però la stretta di Hormuz dura oltre i tre mesi, non è detto, dice l’Iea, che l’export Usa riesca a compensare.

Redazione

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button
NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!