Economia

Voli, compagnie aeree a rischio per il caro carburante: quali sono

Il prezzo dei carburanti corre, il mondo inizia a fermarsi. I primi segnali riguardano già le compagnie aeree, colpite da settimane di una guerra che ha paralizzato i rifornimenti lungo la rotta più critica del pianeta: lo Stretto di Hormuz, fondamentale in particolare per il jet fuel, che ha un processo di raffinazione più complesso e la cui dipendenza dal Medio Oriente è difficilmente arginabile. Per centellinare le riserve, Lufthansa ha tagliato 20mila voli a corto raggio, perlopiù affidati alla divisione regionale CityLine, programmati fino a ottobre: in questo modo risparmia 40mila tonnellate metriche di carburante. (La Stampa)

Nelle stesse ore, Ryanair prova a rassicurare i passeggeri nel breve termine. L’azienda ha spiegato che non ci sarà nessuna cancellazione a maggio: forniture garantite fino a fine mese. Ma il tono del suo amministratore delegato Michael O’Leary è tutt’altro che sereno. «Su giugno non abbiamo certezze – ha avvertito -. Finché Donald Trump gestirà così male la situazione in Medio Oriente, i prezzi resteranno altissimi». Se il blocco dello Stretto continuasse, sarebbero a rischio il 10-20% delle forniture della compagnia, su cui la guerra è già «costata 50 milioni di dollari in più di carburante ad aprile». Un altro anno intero con il barile a 150 dollari (ieri il Wti era a 92 dollari al barile, il Brent a 101) porterebbe il conto a «circa 600 milioni» – e questo nonostante Ryanair avesse già acquistato a valori calmierati l’80% del proprio fabbisogno nei mesi precedenti.

Tra i Paesi europei, il più esposto è il Regno Unito, che si rifornisce storicamente dal Kuwait. «Se il petrolio resta a questi livelli – dice O’Leary -, a ottobre o novembre alcune compagnie aeree europee potrebbero fallire». Wizz Air in effetti, frena le esagerazioni. «C’è un eccesso di allarmismo – ha spiegato l’azienda a Fanpage -. Abbiamo carburante sufficiente fino a marzo 2027».

Il quadro delle cancellazioni però ormai è globale. E poco importa se nel frattempo, da Ita ad American Airlines, le compagnie inaugurano nuovi scali nel pieno della crisi. L’allarme non è più un’ipotesi. Klm ha tagliato 160 partenze a maggio, circa l’1% delle rotte europee, dichiarando che un numero crescente di collegamenti «non è più economicamente sostenibile». EasyJet prevede una perdita ante imposte tra i 620 e i 640 milioni di euro nel primo semestre 2026. Delta Air Lines taglia il 3,5% della propria rete per recuperare un miliardo di dollari. Ma i vettori del Golfo sono i più colpiti, perché nell’epicentro del conflitto. Secondo gli analisti di Cirium, l’1 marzo Emirates, Etihad, Qatar Airways hanno cancellato almeno il 30% dei voli in un solo giorno.

Bruxelles ha risposto presentando un vademecum per correre ai ripari. Il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha dichiarato: «Con il Piano Accelerate Eu agiamo per affrontare le conseguenze della crisi in Medio Oriente e garantire che il nostro sistema di trasporti rimanga competitivo e resiliente. Intensificheremo il coordinamento per ottimizzare la distribuzione del carburante per i trasporti in tutta Europa, a partire dal carburante per aerei». Il commissario ha anche chiarito che «al momento non c’è nessuna carenza di carburante», ma un’impennata dei prezzi. Un dettaglio utile a chi chiederà i rimborsi. Ma l’esecutivo sta valutando misure strutturali: «Dobbiamo rendere il nostro sistema di trasporti e le nostre catene di approvvigionamento più resistenti alle future interruzioni».

In Italia, le associazioni di Unatras hanno incontrato i vertici del ministero delle Infrastrutture ottenendo, secondo la federazione, «riscontri positivi e impegni concreti su tutte le principali questioni: dal caro carburante agli interventi normativi urgenti, fino alle risorse per la mobilità sostenibile e alle criticità del trasporto insulare». Il viceministro Edoardo Rixi ha «ribadito con forza la necessità di intervenire in via prioritaria su trasporti e logistica, confermando il pieno interessamento di Palazzo Chigi», pur riconoscendo che le risorse necessarie richiedono tempi legati al quadro della finanza pubblica. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, alla Camera, invece, ha ribadito che «Considerato il contesto internazionale, il governo valuterà tutte le possibili opzioni di intervento per tutelare il potere di acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese».

Redazione

 

 

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