Per la piena attuazione della legge delega fiscale n. 111/2023 manca ancora un tassello: la revisione della tassazione dei redditi di natura finanziaria. A che punto siamo e cosa possiamo ancora attenderci? È stato questo il tema della tavola rotonda organizzata da Plus24 in occasione della 28esima edizione del Premio Alto Rendimento, riconoscimento che il Sole 24 Ore attribuisce ai migliori gestori di fondi comuni di investimento.
L’articolo 5, lettera D, della delega fiscale prevede ben 10 principi e criteri direttivi che mirano a creare una unica categoria reddituale (superando la distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi), determinando il valore di tali redditi sulla base del principio di cassa e assicurando una più ampia possibilità di compensazione tra componenti positivi e negativi. Modifiche che operatori e investitori attendono da decenni e sono necessarie per superare una serie di distorsioni presenti nel nostro regime di tassazione delle rendite finanziarie. Disposizioni, però, non ancora attuate per l’assenza delle necessarie coperture finanziarie.
Nel corso del suo intervento, il Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, ha ribadito la volontà del Governo di voler «superare l’attuale impostazione della tassazione delle rendite finanziarie sul maturato, che ormai affonda le radici nel tempo, per una più equa tassazione sul realizzato, per allinearla alle regole di base del nostro sistema tributario dove il presupposto dell’imposta è l’effettiva disponibilità del reddito». Ma questo determinerebbe una perdita di gettito per le casse statali che va contro il rispetto dei vincoli di bilancio. «Dobbiamo procedere con attenzione – ha proseguito Leo – ma il nostro obiettivo è cercare le risorse nella prossima legge di Bilancio per intervenire su alcuni fronti: penso all’equiparazione della tassazione dei fondi mobiliari (fondi comuni aperti tradizionali, ndr) a quella dei fondi immobiliari per ricondurre anche i primi nella disciplina dei redditi diversi di natura finanziaria. E all’allineamento dell’aliquota di tassazione del 26%, oggi prevista per i capital gain realizzati dalle Casse di previdenza dei professionisti, al 20% per uniformarli al regime previsto per i fondi pensione». A tal riguardo il viceministro ha però sottolineato che l’agevolazione deve riflettersi su benefici per il sistema economico del Paese con maggiori investimenti in economia reale da parte delle Casse.
Le parole del viceministro Leo sono state ben accolte dagli altri relatori della tavola rotonda. «Sarebbe un bel passo in avanti superare la problematica relativa al doppio binario sulla tassazione dei proventi dei fondi comuni mobiliari, la quale oggi comporta l’impossibilità di compensare eventuali guadagni realizzati con i fondi e gli Etf con minusvalenze che sono state sopportate dagli investitori con lo stesso o altri strumenti – ha commentato Andrea Turi, responsabile Divisione Vigilanza Intermediari e Protezione Investitori della Consob -. Altri strumenti come gli Etc, che nella percezione comune sono assimilabili agli Etf, già lo consentono». Asimmetrie che possono portare il regime fiscale di diversi strumenti finanziari a essere più o meno favorevole a seconda di situazioni contingenti.




