Economia

Confesercenti: in 6 anni persi 177mila lavoratori autonomi nel commercio

Negli ultimi sei anni, dunque, gli addetti nel commercio e nel turismo sono aumentati dell’8,4 per cento, di pari passo con una forte riduzione del lavoro indipendente. Secondo la ricerca della Confesercenti sui dati camerali nel periodo in esame si sono persi 177mila lavoratori indipendenti, con una riduzione del 14,1 per cento, mentre i dipendenti sono cresciuti di 528mila unità con una crescita del 18 per cento. “Nel 2019 un addetto su tre era indipendente, oggi non è più nemmeno uno su quattro”, si legge nella ricerca. (Sky TG 24)

A pesare di più sul saldo negativo è il commercio al dettaglio, che in sei anni perde 135.762 tra imprenditori, collaboratori e altri professionisti (-16,6 per cento). In contrazione anche la ristorazione, con 45.523 autonomi in meno (-11,9 per cento); stabili le agenzie di viaggio (-0,4 per cento), mentre cresce l’alloggio: +3.766 indipendenti (+7,4 per cento), un’espansione – spiega l’associazione – legata all’affermarsi di forme di ospitalità diffusa, dalle case vacanza ai b&b. Il calo degli indipendenti, spiega la Confesercenti, interessa tutto il territorio. In valore assoluto le riduzioni più consistenti si registrano in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia-Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309) mentre n termini percentuali, le flessioni più marcate sono nelle Marche (-25 per cento), nel Lazio (-20,4 per cento), in Veneto (-18 per cento), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (entrambe intorno al -17 per cento).

Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, ha commentato i risultati della ricerca sostenendo che emerga “una tendenza che va contrastata”, perchè “un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito”. “Il lavoro autonomo – spiega Gronchi – si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici, esplosi dopo la pandemia, locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un’attività”. Perciò, l’associazione chiede “interventi macro, sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessari però anche – conclude – sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, che oggi è un punto critico per molte piccole imprese. Sono necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per imprenditori e imprenditrici resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile”.

Redazione

 

 

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