Economia

Prezzi: benzina giù ma diesel resta alto. Ecco cosa sta succedendo

Dopo l’intervento del governo, che il 18 marzo ha dato il via libera in Cdm a un decreto legge contro il caro carburanti e le speculazioni che prevede – tra l’altro – il taglio delle accise per 20 giorni, in Italia il prezzo della benzina è in calo mentre il diesel resta a livelli record. Una situazione che, oltre ai cittadini, sta mettendo ancora sotto pressione gli autotrasportatori e tutta la filiera. Da più parti, quindi, si chiede al governo un altro intervento mirato. (Sky TG 24)

Riguardo alla benzina, fonti del ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno sottolineato come il prezzo medio alla pompa sia a 1,713 euro: è “nettamente più basso rispetto alla media degli ultimi anni”, hanno detto. Le stesse fonti hanno aggiunto che risulta inferiore alla media del 2025 (-2 cent), del 2024 (-10 cent), del 2023 (-15 cent) e del 2022 (-9 cent), anno in cui fu realizzato il taglio delle accise nella scorsa legislatura.

Intanto, il Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit ha trasmesso alla Guardia di Finanza un nuovo elenco di distributori, pari al 2,7%, che invece di adeguare i listini al taglio delle accise hanno aumentato i prezzi alla pompa. “Su questi impianti si concentrerà un’azione di controllo mirata”, ha spiegato il ministero di Via Veneto.

Le associazioni dei consumatori, però, hanno fatto presente che oltre alla benzina resta il nodo gasolio. Il prezzo impatta direttamente sull’autotrasporto: il 90% delle merci, infatti, in Italia viaggia su gomma.

Il gasolio registra, rispetto alle medie annue, “il record di sempre”, ha sottolineato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il diesel costa, infatti, 31 centesimi in più rispetto al 2025, 25 cent in più del 2024, 17 cent in più rispetto al 2023, 15 cent in più del 2022, l’anno nero dell’invasione dell’Ucraina”, ha spiegato Dona facendo il confronto con i 1,966 euro del 21 marzo. “Questi dati dimostrano che bisognava, in deroga, abbassare di 15 cent le accise sulla benzina, ora fin troppo conveniente, e di 25 cent il gasolio, ancora troppo caro”, ha aggiunto.

“È finita la discesa dei prezzi dei carburanti. Il gasolio, secondo le medie regionali calcolate dal Mimit, in modalità self, è rincarato in tutta Italia. Insomma, il calo dei prezzi, avvenuto con il contagocce e durato 3 giorni, è terminato e i prezzi sono tornati a salire ovunque”, ha dichiarato ancora Dona. Ha aggiunto che “dopo la rete autostradale, che come sempre è la più cara e dove il gasolio è ancora sopra i 2 euro (2,045), la regione più costosa per il gasolio è la Campania con 1,995 euro al litro, mentre la benzina più salata è in Basilicata con 1,747 euro al litro”.

I rincari, secondo il Codacons, “non dipendono dalla mancata applicazione del taglio delle accise, dal momento che solo il 2,7% degli impianti non aveva adeguato i prezzi allo sconto disposto dal governo, ma sono causati dalla crescita del prezzo industriale dei carburanti, che prosegue inesorabile, e dalle forti anomalie che permangono a livello regionale nell’andamento dei listini”. Rispetto ai prezzi medi praticati il 18 marzo scorso, prima del decreto del governo, il gasolio alla pompa è sceso il 22 marzo di 12,7 centesimi di euro, a fronte di un taglio delle accise di 24,4 centesimi, la benzina cala invece di 15 centesimi. “Un andamento al rialzo – ha sottolineato il Codacons – che rosicchia giorno dopo giorno lo sconto sulle accise, determinando un mancato risparmio da 5,85 euro su un pieno di gasolio, e che di questo passo entro pochi giorni vanificherà del tutto la riduzione della tassazione che durerà solo per un periodo di 20 giorni”.

Redazione

 

 

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