Economia

L’economia del G7 si ferma, crescono solo Italia e Usa

L’Ocse conferma che in questo momento l’Italia è l’unico Paese del G7 in cui il reddito lordo reale delle famiglie sta crescendo significativamente: più 1,7 per cento nel terzo trimestre 2025 rispetto al trimestre precedente, secondo i dati destagionalizzati. Tutti gli altri Paesi (mancano i numeri del Giappone) stanno addirittura arretrando o sono quasi fermi: Stati Uniti e Canada entrambi -0,1 per cento; Francia -0,3 per cento; Regno Unito -0,8 per cento; Germania +0,5 per cento. Il confronto appare perfino più scioccante se si considera la variazione reale tendenziale del reddito famigliare su base annua, cioè rispetto al terzo trimestre 2024: Italia +3,1 per cento; Stati Uniti +1 per cento; Germania +0,2 per cento; Canada +0,1 per cento; Gran Bretagna e Francia entrambe -0,4 per cento. (Il Messaggero)

L’Ocse spiega che l’aumento del potere d’acquisto in Italia «è guidato dall’aumento delle retribuzioni degli occupati e dei redditi immobiliari». È vero che gran parte di questa crescita del reddito famigliare italiana si sta dirottando attualmente soprattutto a ricostituire i risparmi, ma una fetta importante va anche nei consumi, che in questa fase stanno sostenendo il Pil assieme agli investimenti.

Seconda notizia (Ocse, «Unemployment», 12 febbraio 2025). Nell’ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025, il tasso di disoccupazione in Italia è sceso dal 6,4 per cento al 5,6 per cento, unico caso tra i Paesi del G7, dove invece esso è cresciuto ovunque (vedi grafico). Fuori dal G7, tra le economie più grandi, la disoccupazione è diminuita anche in Spagna, ma nel Paese iberico rimane su livelli quasi doppi (10 per cento) rispetto a quelli dell’Italia. Il miglioramento del mercato del lavoro e il forte aumento dell’occupazione in Italia è un’altra ragione per cui il potere d’acquisto aggregato delle famiglie (totale e per abitante) è aumentato notevolmente.

I dati dell’Ocse sopra citati non hanno una rilevanza solo congiunturale ma ci permettono anche di effettuare delle comparazioni di lungo periodo. Nella figura a fianco sono illustrati i tassi di crescita reali del Pil per abitante e del reddito lordo disponibile (o potere d’acquisto) per abitante dei Paesi del G7 dal quarto trimestre 2019, pre-Covid, fino al terzo trimestre del 2025. È del tutto evidente che, per valori pro capite, soltanto gli Stati Uniti e l’Italia riescono ormai a mantenere dei tassi di crescita di lungo termine significativi. Manca il dato del potere d’acquisto pro capite del Giappone, che è ancora fermo al primo trimestre del 2024, ma che fino ad allora mostrava una dinamica addirittura negativa. Non è solo colpa della pandemia. La Germania è entrata, già prima del Covid, in una crisi strutturale di difficile soluzione; il Regno Unito si è “suicidato” con la Brexit; la Francia ha una economia reale e dei conti pubblici letteralmente a pezzi.

Gli stessi Stati Uniti, come ho dimostrato in un recente articolo su Il Sole 24 Ore, se anche solo dimezzassero l’attuale loro imponente deficit pubblico primario, vedrebbero crollare la crescita del proprio Pil totale del 2025 a più 0,5 per cento, rispetto ai valori attuali che sono ampiamente superiori al più 2 per cento.

I dati dell’Ocse, inoltre, confermano un’altra nostra recente anticipazione. Dalla fine del 2022, quando l’inflazione era ai massimi, al terzo trimestre del 2025, l’Italia è il Paese del G7 che ha fatto registrare il più forte recupero del potere d’acquisto pro capite, +7,5 per cento, superando perfino gli Stati Uniti, +6,5 per cento (vedi grafico). Dietro, più staccati, tutti gli altri Paesi del G7. Un piccolo miracolo “all’italiana”: infatti, noi, avendo una popolazione calante, abbiamo ovviato a ciò facendo aumentare notevolmente gli occupati e quindi il potere d’acquisto famigliare aggregato, sia totale, sia pro capite.

Redazione

 

 

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