INNOVAZIONE

Data center in Lombardia, richieste per 48 giga, capacità di reteda quadruplicare”

In Lombardia ci sono 316 pratiche attive per l’insediamento di nuovi data center, per una potenza di connessione complessiva di 48,6 gigawatt. Il dato l’ha presentato Mauro Caprabianca, responsabile della pianificazione regionale di Terna. Lo ha fatto in un’audizione in quinta Commissione del Consiglio regionale, che sta esaminando le modifiche alla legge lombarda sui data center approvate dalla Giunta. (Il Giorno)

La sproporzione con l’esistente è enorme. I 14 grandi impianti già in funzione hanno una potenza nominale connessa di 800 megawatt, mentre la Lombardia nei picchi di domanda garantisce al massimo 15 GW. Per Caprabianca, se si accogliessero tutte le pratiche servirebbe quadruplicare la capacità. Terna ha poi ridimensionato il quadro:

  • 12 data center sono ormai in fase finale di connessione, per 1,6 GW;
  • i progetti più avanzati nell’iter valgono circa 9 GW;
  • gli impianti assorbono potenza in modo graduale, e non è detto che arrivino mai al tetto richiesto.

L’Italian Data center Association (IDA), con il direttore generale Floriano Monteduro, respinge l’idea di un’“invasione”. Per IDA si tratta di recuperare un ritardo: l’Italia ospita solo il 4% dei data center europei e Milano resta un mercato secondario rispetto a Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino. Secondo l’associazione il fabbisogno reale crescerà di soli 2 GW in cinque anni. La differenza la spiegano le “connessioni fantasma”: richieste presentate solo per valorizzare terreni, che si vendono meglio se destinati a un data center. IDA ricorda anche che il 95% degli impianti italiani usa circuiti chiusi, quindi senza consumo d’acqua, e che l’80% sorge su aree dismesse.

Quanto alle nuove regole, la Regione vuole imporre il raffreddamento a circuito chiuso e chiedere il deposito del progetto per contrastare la speculazione. IDA propone invece di far pagare ai richiedenti la progettazione delle opere di connessione di Terna, che costa tra 50 e 70 mila euro. Sul fronte opposto, la Rete No Data Center chiede una moratoria. Il Comitato Salviamo il Suolo chiede invece di programmare guardando agli effetti cumulativi e all’area vasta, non valutando caso per caso.

Redazione

 

 

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