INNOVAZIONE

IA, mappa delle imprese in Italia: quante sono e le principali sfide

La ricerca calcola che alla fine dello scorso anno nella Penisola risultavano operative 14.840 imprese in grado di offrire servizi di intelligenza artificiale. Di queste, oltre il 70% sono sorte tra il 2021 e il 2025 e la quasi totalità (93,1%) può essere classificata come micro-impresa. In termini assoluti, lo scorso anno gli addetti che operano nel settore hanno superato quota 105.800, oltre 22mila in più rispetto al 2022. “L’ecosistema delle imprese italiane che fanno dell’intelligenza artificiale il cuore della propria offerta è in rapida espansione”, sottolinea De Poli secondo il quale si tratta di “un’energia imprenditoriale giovane e innovativa” che necessita di essere accompagnata nella crescita. (Sky TG 24)

Nel corso della giornata dedicata al tema dell’intelligenza artificiale e dell’alfabetizzazione digitale, il senatore centrista ha sottolineato in particolari due aspetti critici legati alla proliferazione delle imprese IA in Italia. “Il primo tema è il capitale umano: queste imprese hanno bisogno di competenze altamente qualificate e dobbiamo creare le condizioni per trattenere in Italia i talenti che formiamo”, sostiene De Poli. Come evidenzia la ricerca, con una quota di laureati tra i 25 e i 34 anni pari al 31,6% l’Italia fatica a tenere il passo della media Ue dove in questa fascia d’età il 44,1% possiede un titolo universitario spendibile anche nelle aziende IA.

A fronte di evidenze positive sulla produttività, la ricerca mostra come le aziende italiane che fanno dell’IA il nucleo della propria attività siano disposte a offrire riconoscimenti economici più alti al personale. Nelle imprese IA il costo mediano del lavoro risulta più alto del 74% rispetto ad altre realtà comparabili.

Per queste imprese, il 92% delle quali iscritte al Registro da meno di dieci anni, la fase di avvio è caratterizzata soprattutto da investimenti in personale qualificato in attesa di ritorni futuri in termini di valore aggiunto. A guardare i bilanci, tra il 2020 e il 2024, il valore della produzione mediano è cresciuto del 124,2%, il valore aggiunto mediano del 139,4%. Dati che secondo Gubitta fanno emergere “differenze rilevanti” delle quali – spiega – occorre approfondire le “determinanti organizzative”.

Redazione

 

 

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