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Ue, stop temporaneo all’import di alcuni prodotti animali dal Brasile

La sospensione delle importazioni nell’Unione europea di alcuni prodotti di origine animale dal Brasile, potrebbe essere revocata una volta che Brasilia avrà fornito a Bruxelles tutte le garanzie richieste sul rispetto delle norme europee relative all’impiego degli antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare. È quanto sottolineato oggi dalla Commissione europea, precisando che il provvedimento non rappresenta una misura commerciale contro il Brasile, ma deriva dall’applicazione delle nuove condizioni sanitarie previste per tutti i Paesi terzi che esportano nell’UE. (Quotidiano Nazionale)

“Al momento non abbiamo le garanzie di conformità”, ha spiegato la portavoce della Commissione per la Salute Eva Hrncirova, ricordando che dal 3 settembre tutte le esportazioni di animali e prodotti di origine animale destinati al consumo umano dovranno rispettare le norme europee sugli antimicrobici.

In base al nuovo regime europeo sulle importazioni di prodotti di origine animale, definito inizialmente dal regolamento di esecuzione 2024/2598 e successivamente aggiornato dal regolamento 2026/1189, applicabile dal 3 settembre 2026, l’UE vieta in particolare l’utilizzo di antimicrobici per promuovere la crescita degli animali e limita l’impiego veterinario di medicinali considerati essenziali per la medicina umana.

Come sottolineato dai portavoce UE, Bruxelles sta continuando a lavorare con le autorità brasiliane per trovare una soluzione. Nello specifico, la Commissione ha precisato di aver ricevuto alcune garanzie scritte per pollame e miele, mentre per la carne bovina chiede assicurazioni relative all’intero ciclo di vita degli animali. In Brasile è inoltre in corso un audit europeo proprio su pollame e miele, che dovrebbe concludersi entro la fine della settimana. Le conclusioni non saranno però immediate: gli esperti avranno bisogno di tempo per redigere il rapporto e, in caso di esito positivo, la Commissione potrà successivamente proporre agli Stati membri di modificare l’elenco dei Paesi autorizzati.

Redazione

 

 

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