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L’economia tedesca è in positivo, le sfide strutturali sono tutte da vincere

L’economia tedesca si scrolla di dosso il segno meno ed esce dalla recessione: secondo i dati preliminari diffusi il 15 gennaio dall’Ufficio di statistica Destatis, il 2025 si chiude con una crescita dello 0,2%. Stesso valore per l’ultimo trimestre dell’anno. Il Governo di Friedrich Merz può tirare un sospiro di sollievo e salvarsi dalle critiche che si sarebbero scatenate in caso di una nuova contrazione. Di motivi per entusiasmarsi, però, non ce ne sono. (Sole 24 Ore)

Guardando indietro, la crescita dello “zero-virgola” si confronta con due anni pessimi per la Germania: nel 2024, il Pil era sceso dello 0,5% e nel 2023 dello 0,9%. Una crescita significativa manca dal 2022, quando l’attività economica stava ancora completando il rimbalzo dalla recessione causata dal Covid-19. Rispetto al 2019, il Pil tedesco è salito solo dello 0,2%. Nessun altro Paese del G7 ha fatto peggio, «un chiaro segnale che i problemi della Germania sono in gran parte interni», ha affermato Nils Jannsen, del Kiel Institute for the World Economy (Ifw).

Guardando avanti, per il 2026 ci si aspetta una crescita attorno all’1%, non proprio uno scatto in avanti. Né potrebbe essere altrimenti: la crisi del settore manifatturiero, la sempre più agguerrita concorrenza cinese, il calo degli investimenti (scesi anche nel 2025, con una flessione dello 0,5%), la stasi della produttività, l’inverno demografico, sono fattori di declino strutturali. Invertire la tendenza sarà faticoso e la spinta che arriverà dai massicci programmi di spesa pubblica annunciati dal Governo su infrastrutture e difesa sarà benefica, ma non di per sé risolutiva.

Jannsen (Ifw) prevede che «da quest’anno, la politica di bilancio espansiva fornirà impulso e nel 2026 il Pil tedesco potrebbe crescere di circa l’1%. Tuttavia, viste le sfide legate al cambiamento demografico e ai problemi strutturali, le prospettive rimangono deboli. Le misure espansive possono solo mascherare temporaneamente le difficili condizioni di contesto».

La debole crescita del 2025 è da attribuire a consumi delle famiglie e spesa pubblica. La produzione manifatturiera è invece diminuita per il terzo anno consecutivo, con un calo dell’1,3%. «L’industria automobilistica e la produzione di macchinari e attrezzature hanno registrato perdite, ed entrambi i settori si trovano ad affrontare una concorrenza più dura sui mercati globali», si legge nella nota di Destatis. In calo anche la chimica e gli altri settori ad alta intensità energetica.

Sul 2025 hanno pesato anche i dazi di Donald Trump, che hanno acuito le difficoltà dell’export tedesco e vanificato le aspettatve di ripresa più robusta, limando diversi decimali al Pil. Le esportazioni sono diminuite dello 0,3% e il surplus commerciale si è più che dimezzato, passando da 241 miliardi nel 2024 a 110 miliardi, ai minimi da oltre 20 anni, se si escludono i dati del 2022, distorti dalla guerra in Ucraina.

Redazione

 

 

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