I salari dei dipendenti privati sono cresciuti nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7%, mentre quelli dei lavoratori pubblici sono saliti dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione. È quanto emerge dal rapporto «Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati», realizzato dal coordinamento generale statistico attuariale e dalla direzione centrale studi e ricerche dell’Inps e presentato nel corso di un’iniziativa del consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’istituto, presieduto da Roberto Ghiselli. (Corriere della Sera)
I redditi alti «si sono difesi di più sul mercato, sebbene in maniera incompleta rispetto all’inflazione; i redditi medi e bassi, invece, sul mercato (retribuzione lorda) hanno ottenuto risultati inferiori, ma sono stati soccorsi dagli interventi a carico della fiscalità generale, quasi annullando l’impatto dell’inflazione». E ancora l’aumento dell’occupazione, ha evidenziato l’Istituto, ha contribuito a smorzare gli effetti negativi dell’inflazione per le famiglie più povere.
Guardando ai dati, la retribuzione annuale media dei dipendenti pubblici è passata da 31.646 euro nel 2014 a 35.350 euro nel 2024, pari a un tasso di crescita dell’11,7% sull’intero periodo, cui corrisponde un 1,1% annuo medio.
Da notare che la scuola è il comparto che paga meno: l’unico al di sotto della soglia dei 30mila euro annui, segnala l’indagine. E se le donne dominano il settore, rappresentando il 61% dei dipendenti pubblici, il loro stipendio è pari al 77% degli uomini.
Si parla di 74.254 euro, rispetto ai 24.486 euro medi in Italia. Il rapporto del Civ dell’Istituto sottolinea tutte le disparità territoriali e settoriali.





