Attualità e politica

Le “condizioni disumane” del reparto psichiatria del carcere di Torino

Condizioni disumane come se le vite di quelle persone “non valessero niente”. Sono le parole che Susanna Marietti, presidente nazionale dell’associazione Antigone, ha usato per descrivere la situazione in cui vivono i detenuti della sezione Sestante, articolazione psichiatrica del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, padiglione A, da anni al centro di denunce, eppure ancora funzionante. 

“Al Sestante ogni cella è piccola, sporca, quasi completamente vuota. Al centro vi è un letto in metallo scrostato e attaccato al pavimento con i chiodi. Sopra è buttato un materasso fetido, a volte con qualche coperta e a volte no. Qualcuno, ma non tutti, ha un piccolo cuscino di gommapiuma”. Non una sedia, non un tavolino, solo “un piccolo cilindro che sembra di pietra dove ci si può sedere in posizione scomodissima”, prosegue Marietti. “L’intera giornata viene trascorsa chiusi là dentro, senza nulla da fare e nessuno con cui parlare. Unico altro arredo, un orrendo bagno alla turca posizionato vicino alle sbarre, di fronte agli occhi di chiunque passi per il corridoio”. 

Un racconto che fa rabbrividire quello della presidente di Antigone, che si augura la pronta chiusura del reparto “non domani, non tra una settimana, non tra un mese”.


Redazione

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