Economia

Industria in allarme sul regolamento Ue degli imballaggi

Dall’agricoltura all’industria alimentare, fino alla filiera della plastica, è un coro unanime di voci critiche contro il nuovo regolamento sugli imballaggi che, così come è uscito dal voto di martedì 24 ottobre alla commissione Ambiente dell’Europarlamento, favorisce il riuso anziché il riciclo e vieta le confezioni in plastica monouso. (Sole 24 Ore)

Calcola Assobibe, l’associazione che riunisce i produttori di bevande analcoliche, che soltanto per creare i centri di raccolta e gestire la restituzione dei contenitori vuoti in Italia servirebbero un investimento iniziale di 2,3 miliardi di euro, un costo di gestione di 350 milioni all’anno più un ulteriore spesa di un miliardo per il sistema informatico di gestione delle cauzioni. «Per le nostre imprese – spiega il presidente di Assobibe, Giangiacomo Pierini – il nuovo regolamento significherebbe inoltre dover investire in nuove linee di produzione, in magazzini più grandi e in un sistema di trasporto delle bottiglie da riutilizzare».

Sul voto in commissione, oltre alle critiche, non sono mancate nemmeno le polemiche. Sulla proposta della commissione Ambiente gli europarlamentari italiani si sono spaccati: tre hanno votato a favore (due del Pd e uno del M5S) e uno (sempre del Pd) si è astenuto, mentre gli altri sette presenti (di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) hanno votato contro. Tutto dipenderà ora dalla votazione plenaria dell’Europarlamento, che si terrà intorno al 20 novembre.

Il grido d’allarme più forte oggi è quello dei produttori della IV gamma: «La proposta adottata dalla commissione Ambiente rischia di cancellare completamente un settore che, dalle insalate in busta alla frutta confezionata, in Italia vale oltre un miliardo di euro – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – l’effetto negativo sui costi di produzione rischia inoltre di riflettersi sui prezzi pagati dai consumatori, in un momento che è già di grande difficoltà economica». Conferma Edoardo Leone, titolare di Almeda, dalle cui linee di produzione escono ogni giorno 200mila confezioni: «Ad oggi, per imbustare l’insalata già lavata, non conosciamo materiali alternativi alla plastica monouso. Nè se ne intravedono all’orizzonte, di sperimentati, che abbiano un costo economico contenuto e adeguato al tipo di prodotto». «Non bisogna dimenticare – aggiunge il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – che gli imballaggi alimentari monouso sono decisivi per la protezione, la conservazione degli alimenti e l’igiene dei prodotti».

Se i vini alla fine sono stati esclusi dagli obblighi di riuso delle bottiglie, altrettanto non è successo agli aperitivi, agli amari e ai distillati: «Sono prodotti – ricorda la presidente di Federvini, Micaela Pallini – caratterizzati da una marcata propensione all’export e il cui imballaggio è anche veicolo di identità dell’azienda». Anche Assolatte è preoccupata: «Ci aspettiamo che venga confermata l’esclusione del latte – si legge in una nota – visti i costi e le tecnologie da applicare per l’eventuale sanificazione dei contenitori da riusare, l’imballaggio monouso resta l’opzione più sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale».

Contraria alle nuove norme anche la Confcommercio: «A subire i danni peggiori – si legge in una nota – sarebbero le imprese della filiera alimentare, la piccola, la media e la grande distribuzione organizzata, così come gli operatori della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo. Il divieto di monouso contrasta con le regole di protezione e conservazione degli alimenti e di tutela della salute del consumatore». Delusa, infine, Unionplast: «La filiera italiana della plastica – ricorda il presidente, Marco Bergaglio – è seconda in Europa dopo la Germania, con 13 miliardi di euro di fatturato e 2.950 aziende, senza contare l’indotto. Mentre le materie prime generate dai processi di riciclo ammontano a 1,4 milioni di tonnellate all’anno».

Redazione

 

 

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