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Covid e sonno: la melatonina aiuta la risposta immunitaria

Durante il lockdown il nostro rapporto con il sonno è cambiato, ma non per tutti nello stesso modo. Per alcuni sono aumentati i disturbi e quindi: insonnie reattive legate agli stati ansioso-depressivi, allo stress, all’ansia; insonnie legate all’alterazione del ritmo biologico e delle attività giornaliere del singolo.

Luigi De Gennaro, docente di Psicofisiologia del sonno all’Università La Sapienza di Roma e segretario dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno, spiega ad Huffington Post che esiste un altro risvolto che ha preso il sonno durante il confinamento: “In condizioni normali molte persone, per esigenze professionali o personali, possono vivere una coatta e drastica decurtazione delle ore di sonno: complice il lockdown, alcuni hanno potuto dormire di più e sperimentare l’addormentamento in momenti crono-biologicamente a loro più congeniali”.

Il sonno aiuta anche nella risposta immunitaria: “Intervenire sulla regolarizzazione del sonno è certamente desiderabile per quanto concerne l’esposizione all’infezione: disturbi del ritmo circadiano, infatti, si associano a vari aspetti di depressione immunitaria. Non abbiamo ancora studi che riguardano il Covid ma, per esempio, molti lavori hanno indagato la correlazione tra scarsa e cattiva qualità del sonno e maggiore possibilità di contrarre l’influenza”, sostiene il Professore.

La melatonina è l’ormone prodotto naturalmente dal nostro organismo per regolare il ciclo del sonno. La rivista statunitense Plos Biology ha pubblicato lo studio condotto dalla Cleveland Clinic, centro di ricerca con sede in Ohio, secondo cui l’ormone sarebbe associato a una “probabilità ridotta di quasi il 30% di positività al test diagnostico per Sars-Cov-2”. Non vi sono ancora evidenze del legame di causa-effetto, ma gli studiosi sono partiti dall’esame di altre patologie che hanno elementi in comune con l’infezione da Covid, come malattie respiratorie, cardiovascolari, autoimmuni e neurologiche, che coinvolgono, oltre ai polmoni, anche altri organi, come il cuore, il cervello, la pelle. Tramite un algoritmo di intelligenza artificiale sono state analizzate oltre 3mila molecole ed è stato scoperto che l’assunzione di melatonina è associabile a un calo medio del 28% del rischio di positivizzarsi.

La melatonina potrebbe aiutare soprattutto le persone anziane che con l’avanzare dell’età perdono la loro protezione naturale. Il professor Feixiong Cheng, coordinatore dello studio della Cleveland Clinic, invita però alla prudenza e ci tiene a sottolineare che non bisogna assumere integratori di melatonina senza consultare il proprio medico. Sarebbe opportuno, al contrario, far funzionare regolarmente e in modo naturale i cicli dell’ormone prodotto dal nostro organismo, senza ricorrere a sostanze artificiali e commerciali.

Redazione

 

 

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