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Energia, i big italiani fanno fronte comune: meno ideologia, più tecnologie

Il Forum di Moneta, organizzato con The European House Ambrosetti ha visto al centro il confronto con il direttore Tommaso Cerno e i vicedirettori Nicola Porro e Fabrizio Massaro hanno partecipato i vertici di Eni, Snam, Terna, Enel, Edison e Cdp. Il messaggio comune è che, dopo il Green Deal, l’Italia deve puntare su un mix ampio di tecnologie e progetti complementari: reti, gas, rinnovabili, nucleare e batterie. L’obiettivo è difendere la competitività, come stanno facendo Cina e Stati Uniti. (Sole 24 Ore)

Le posizioni dei singoli manager:

Eni (Claudio Descalzi): l’Italia dovrebbe guardare all’Africa come fonte di energia, così come Washington guarda al Sud America. Per Descalzi le imprese europee hanno ridotto gli investimenti nel continente sulla base di previsioni sbagliate sulla domanda di idrocarburi. Ha insistito sul ruolo centrale del gas e sulla necessità di non affidarsi solo alle rinnovabili.

Snam (Agostino Scornajenchi): quest’anno Snam ha messo in sicurezza le riserve di gas dell’Italia, cosa che altri Paesi Ue non sono riusciti a fare. Chiede un coordinamento europeo sugli stoccaggi. Propone inoltre di sostituire l’idea di “transizione” con quella di “integrazione energetica”, sviluppando in parallelo gas, idroelettrico, nucleare, eolico e fotovoltaico.

Terna (Pasqualino Monti): lo sviluppo della rete serve soprattutto per la domanda futura dei data center, su cui Terna sta studiando norme specifiche con il governo. La rete pesa per il 4% sulla bolletta. Il nuovo piano del gruppo arriverà a maggio 2027.
Cdp (Dario Scannapieco): sottolinea l’importanza di finanziare le infrastrutture e di aiutare le imprese a crescere di scala per competere a livello internazionale.

Edison (Nicola Monti): per l’Italia non esiste un’unica soluzione. Il nucleare, partendo da zero, non sarà disponibile prima di dieci anni.
Enel (Francesca Gostinelli, ad di Enel Italia): per gli obiettivi 2030 servono circa 50 GW aggiuntivi di rinnovabili, cioè 10 GW all’anno. I contratti di lungo periodo per le imprese e le offerte a prezzo fisso per le famiglie possono proteggere dalle oscillazioni del mercato.

Redazione

 

 

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