Attualità e politica

Brunetta: “Viviamo una stagione eccezionale: occorre una politica economica che non la trasformi in una bomba sociale”

“Viviamo una stagione eccezionale, di grandi rischi e grandi opportunità. Abbiamo bisogno di una politica economica capace di tenere insieme crescita e giustizia sociale, innovazione e coesione, spiriti animali del mercato e regole. Occorre cioè che questa grande eccezionalità non si trasformi nel caos, in una bomba sociale, in un tutti contro tutti”, a parlare è il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

“Sappiamo che il mercato del lavoro italiano non funziona, pandemia o non pandemia. Il Covid semmai ha irrigidito la situazione, l’ha incattivita. Per questo dico che servirebbe un nuovo Patto sociale, sul modello di quello per l’innovazione del lavoro pubblico che abbiamo già siglato il 10 marzo”, spiega il Ministro in un’intervista al Corriere della Sera.

Proprio il patto sociale è cruciale per il Piano nazionale di rilancio: “Anche oggi le riforme che abbiamo scritto nel Pnrr possono diventare realtà solo se c’è piena partecipazione delle parti sociali, delle Regioni e degli enti locali. Me lo dice la mia esperienza, soprattutto nel caso del Protocollo Ciampi-Giugni del 1993, arrivato a un anno dal Trattato di Maastricht. Oggi come allora serve una stagione di dialogo che abbia come obiettivo la nuova Italia nella nuova Europa. Occorre una piena integrazione tra pubblico e privato e il decentramento delle soluzioni nei territori per togliere spazio e terreno a chi vuole accentrare il conflitto”.

L’integrazione tra pubblico e privato e lo scambio alla base del patto consiste in più crescita, lavoro, più produttività, più salario. Il Pnrr prevede 5 anni, fino al 2026, per realizzare i progetti, e la loro implementazione può arrivare fino al 2030. Man mano che il Pnrr avrà successo l’Italia diventerà sempre più credibile e appetibile, sia per i capitali italiani sia per quelli esteri. Ai 250 miliardi di investimenti pubblici se ne potranno aggiungere almeno tre volte tanto da parte dei privati. Si potrebbe arrivare a più di mille miliardi in 5-8 anni. Facile immaginare cosa significherà in termini di crescita e occupazione, ma anche lo stress cui sarà sottoposto il mercato del lavoro. Il nuovo patto sociale dovrebbe in questo senso farsi carico di una nuova stagione di politiche del lavoro, di formazione professionale, di bilateralità, di distribuzione efficiente dei guadagni di produttività”.

Redazione

 

 

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