Il 14 settembre le borse asiatiche hanno chiuso in negativo a eccezione di Hong Kong. Nello specifico la Borsa di Tokyo ha terminato la prima seduta della settimana in calo, appesantita dal progressivo rialzo delle quotazioni del greggio, salde sopra i 107 dollari al barile, e la performance negativa della tecnologia, a fronte dei timori di un surriscaldamento degli investimenti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). L’indice di riferimento Nikkei ha segnato una flessione dello 0,81% a quota 63.492,99, con una perdita di 518 punti. Sul mercato dei cambi lo yen ha proseguito la manovra di rafforzamento sul dollaro, a 154,20, e sull’euro a 178,20. A contrattazioni ancora in corso è scivolata Seul (-3,2%). Male anche Shanghai (-0,14%), Shenzhen (-0,10%) e Mumbai (-0,16%). Positiva Hong Kong (+0,34%). (Sky TG 24)
In avvio di seduta anche le Borse europee hanno mostrato flessioni legate all’escalation del conflitto in Medio Oriente e la giornata si è chiusa con un ulteriore calo. Le tensioni geopolitiche spingono il prezzo del petrolio e del gas, con il rischio di nuove fiammate dell’inflazione. Tra i listini del Vecchio continente maglia nera per Milano (-1,68%). Male anche Madrid (-1,38%), Francoforte (-0,5%) e Parigi (-0,76%). Si muove in controtendenza Londra (+0,44%). A Piazza Affari scivolano Prysmian e Stm (rispettivamente -7% e -6,5%), in linea con il settore tecnologico europeo con i timori per gli investimenti per l’intelligenza artificiale.
La Borsa di New York ha chiuso in lieve calo, riuscendo a contenere le perdite nonostante le preoccupazioni legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). Il Dow Jones ha perso lo 0,29%, l’indice Nasdaq – a forte connotazione tecnologica – è arretrato dello 0,56% e l’indice più ampio S&P 500 ha ceduto lo 0,48%.
Non si arresta la corsa al rialzo dei rendimenti globali che ha portato il Treasury americano sulla soglia del 5% mentre prosegue la vendita di titoli obbligazionari e crescono le attese di rialzi dei tassi a fronte di un’inflazione in ascesa, in primis per il caro petrolio. Dopo la Bce che ha alzato i tassi di 25 punti base, mercoledì si riunirà la Federal Reserve. Pesa anche la decisione del Segretario al Tesoro statunitense Bessent, criticata dai mercati, di aumentare gli acquisti di obbligazioni statunitensi a lungo termine.




