Tunisi rafforza il proprio ruolo di hub produttivo e logistico nel Mediterraneo e si candida a piattaforma avanzata per l’espansione del sistema industriale italiano verso l’Africa. È questo il perimetro strategico del Forum economico imprenditoriale Italia-Tunisia, aperto nella capitale tunisina dal ministro degli Esteri Antonio Tajani insieme alla premier Sarra Zaafrani Zenzri, con la partecipazione di circa 600 operatori tra imprese e istituzioni dei due Paesi. L’iniziativa si inserisce nel quadro del Piano Mattei e punta a consolidare un asse economico che, nei numeri, mostra già una forte integrazione: nel 2025 l’interscambio ha raggiunto i 6,5 miliardi di euro, con esportazioni italiane pari a 3,4 miliardi e importazioni a 3,1 miliardi. (Sole 24 Ore)
Nei primi mesi del 2026 il trend resta positivo, con una crescita trainata dall’export italiano (+10,9% nel primo trimestre), mentre nei primi cinque mesi dell’anno i flussi complessivi hanno toccato i 2,8 miliardi di euro.
Il rapporto economico tra Roma e Tunisi si fonda su un modello di integrazione industriale ormai consolidato. L’Italia esporta principalmente prodotti energetici raffinati, metalli, macchinari, plastica e tessuti, mentre importa abbigliamento finito, componentistica automotive e oli. Si tratta di una dinamica tipica del perfezionamento attivo e passivo, in cui segmenti produttivi vengono delocalizzati per ottimizzare costi e tempi, con successiva reimportazione dei beni trasformati. In questo contesto operano oltre mille imprese italiane presenti in Tunisia, responsabili di circa 85mila posti di lavoro. Il sistema produttivo locale, caratterizzato da costi competitivi e capitale umano qualificato, si inserisce sempre più nelle catene del valore europee, in particolare nei comparti automotive, tessile e manifatturiero avanzato.
Il dossier energetico rappresenta uno dei pilastri del partenariato. Al centro vi è il progetto Elmed, elettrodotto sottomarino da 600 megawatt tra Partanna (Sicilia) e Capo Bon, per un investimento complessivo di circa 850 milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea. L’infrastruttura avrà una funzione bidirezionale: stabilizzare la rete tunisina e, al contempo, consentire l’importazione in Europa di energia rinnovabile prodotta nel Paese nordafricano. In questo ambito si inserisce anche l’accordo che Duferco firmerà a Tunisi per lo sviluppo di impianti fotovoltaici in joint venture con un partner locale. Il progetto si collega direttamente alla prospettiva di integrazione energetica euromediterranea e al crescente fabbisogno di energia sia tunisino sia europeo. Secondo il presidente di Duferco, Antonio Gozzi, l’interconnessione potrà aprire opportunità in entrambe le direzioni: esportazione di energia verso la Tunisia e reimportazione di elettricità verde verso l’Italia. Il consorzio degli energivori italiani ha inoltre manifestato disponibilità a contribuire al finanziamento dell’infrastruttura.
Oltre alla dimensione industriale, il partenariato include un asse crescente su formazione e migrazione regolare. Programmi promossi da realtà come Elis mirano a collegare il fabbisogno di manodopera qualificata delle imprese italiane con il capitale umano tunisino, in un quadro di mobilità regolata. Il tema, sottolineano gli operatori industriali, richiede un approccio bilaterale per evitare squilibri e garantire benefici reciproci. Il modello è già in fase di estensione ad altri Paesi africani nell’ambito del Piano Mattei. La combinazione tra prossimità geografica, integrazione industriale e accesso ai mercati africani rafforza la centralità della Tunisia nella strategia italiana nel Mediterraneo. Il Forum di Tunisi punta a tradurre questa convergenza in nuovi investimenti, con focus su transizione energetica, digitale, infrastrutture e industria avanzata. In prospettiva, l’obiettivo è duplice: consolidare la presenza industriale italiana e utilizzare la Tunisia come piattaforma per la proiezione del Made in Italy verso un continente africano in espansione, in un contesto di crescente competizione geopolitica e ridefinizione delle catene globali del valore.





