FINANZA

Intesa, Mps e Bpm: il riassetto finale tra poteri della grande finanza

Che l’equilibrio fosse instabile era chiaro. Il grande risiko bancario attorno a Mps, Mediobanca e soprattutto Generali sembrava un’incompiuta. Ieri in rapida successione, prima un’offerta di nozze da parte di Banco Bpm a Mps, poi la notizia di una contro offerta di Intesa Sanpaolo con Unipol-Bper, ed è scattato, in una domenica di giugno, il riassetto di potere e poteri. (Corriere)

Il cambio di passo è stato evidente quando sono iniziate a circolare le voci di un possibile consiglio d’amministrazione di Intesa Sanpaolo nella serata di domenica. Se a muoversi era l’istituto guidato da Carlo Messina, si trattava del fischio di inizio di un profondo riequilibrio. Se a questo ci si aggiunge che nell’operazione Intesa un ruolo e un peso specifico lo avrà anche il gruppo Unipol e Bper, vale a dire quella galassia che a partire dalle Coop, Carlo Cimbri ha risanato e rilanciato, si comprende quanto potrebbe trattarsi dell’inizio del riassetto finale.

È stato verso l’ora di pranzo ieri che si è venuto a sapere che il consiglio del Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, aveva avanzato una proposta di un’unione tra eguali al Monte dei Paschi. L’offerta di mettere assieme i 20 miliardi del valore di Borsa dell’istituto milanese con i 27 dell’istituto senese. Viene esplicitata quella che gli analisti in questi mesi avevano individuato come una soluzione per la creazione di un terzo polo alle spalle di Intesa e Unicredito. Anche il socio importante di Banco Bpm con il 22%, i francesi di Crédit Agricole, vota a favore.

Poche ore dopo le prime indiscrezioni sulla mossa di Intesa. Non più tardi di due settimane fa, Giovanni Bazoli artefice della nascita di Intesa, e che con Enrico Salza nel 2006 aveva concordato la fusione con il Sanpaolo di Torino, aveva parlato di Mps- Mediobanca come di un’operazione incompiuta. Tutti avevano pensato che il presidente emerito di Intesa si riferisse al vertice Mps scosso dalle divergenze tra i soci. Luigi Lovaglio che aveva guidato prima il risanamento, poi il rilancio e la scalata a Mediobanca, sfiduciato da uno dei maggiori soci, Francesco Caltagirone, aveva costruito una sua lista. E al momento del voto dei soci, Lovaglio, con l’appoggio di quello che era sempre stato alleato di Caltagirone, la Delfin degli eredi Del Vecchio, riesce a convincere il mercato e a tornare alla guida di Mps. E invece Intesa da tempo stava pensando a un’offerta su Mps, come dimostrerebbe il fatto di non essere da sola.

Redazione

 

 

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