Internazionale

La strategia di Madrid: test e nessuna chiusura generalizzata

Madrid è stata una delle città più colpite dal Covid-19, registrando 883mila casi (numero simile a quello registrato in tutta la Lombardia) su un totale di 4milioni e 900 casi in tutta la Spagna. Le vittime di quest’area sono state 16mila su un totale di 85mila.

La linea della presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso è stata quella di evitare chiusure generalizzate, ma di circoscriverle alle aree con un numero più alto di casi. “Abbiamo anteposto la vita, la salute e anche la libertà. Siamo stati i primi in Spagna a chiudere le scuole. In tempo record abbiamo allestito 4.000 letti all’Ifema, abbiamo trasformato alberghi in ricoveri per convalescenti e coordinato i 102 ospedali della comunità attraverso riunioni quotidiane. Con i test antigenici abbiamo individuato le zone più colpite. Abbiamo importato dalla Cina duemila tonnellate di equipaggiamento sanitario. E creato l’ospedale Isabel Zendal vicino all’aeroporto. Ma ci siamo opposti alle chiusure generalizzate”, spiega Ayuso al Corriere della Sera.

“Abbiamo cercato soluzioni che non fossero quella di uccidere l’economia e la classe media. Depressione, suicidi, mancanza di risorse: sono anche questi problemi di salute”, aggiunge la Presidente, la cui scelta è sostenuta dalla crescita dell’economia locale del 31,7%.

Inoltre, la Presidente, candidata alla guida regionale del Partito Popolare, sostiene che ad una maggiore imposizione di regole, è corrisposta una maggiore tendenza all’illegalità: “Tra i quartieri confinati più a lungo c’è stata La Moraleja, zona di ville esclusive e di feste private. Dove c’è eccesso di burocrazia, il cittadino commette più illegalità. Dove abbiamo lasciato tutto semiaperto è stato più facile contenere il virus”.

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