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La “frascatula” siciliana: la polenta del Sud

La polenta in Sicilia, ebbene sì. Diversa da quella del Nord Italia conosciuta dai più: non è gialla, ma più tendente al verde, ed è condita con verdure di stagione.

La prima versione della polenta potrebbe dunque essere nata al Sud, come riscoperto da un gruppo di studiosi, tra cui Marina Castiglione, docente di Scienze umanistiche all’università di Palermo, che insieme a Vito Matranga e Roberto Sottile, ha indagato e scritto sui vocaboli della cultura alimentare siciliana.

Come racconta la Repubblica Palermo, dalle analisi fatte è emerso che durante la presenza greca in Sicilia si mangiava principalmente orzo. Quando sono arrivati i romani, si è cominciato a diffondere l’utilizzo del frumento e della cottura della farina in acqua insieme alle verdure e ai legumi. La polenta siciliana ha quindi più le sembianze di una zuppa, non a caso è chiamata “frascatula”, dal francese flasque, che vuol dire molliccia, e non ha come ingrediente principale la farina di mais come quella del Nord Italia.

Il pasto veniva mangiato principalmente nel periodo di carestia e negli ambienti più poveri. Era comunque un piatto tipico di tutta l’isola, che acquisiva caratteristiche diverse in ogni città, dall’aggiunta di pomodoro a quella di noci e uova.

Tutti i siciliani conoscono il piatto, ma la polenta siciliana non è diventata famosa come quella settentrionale perché considerata un piatto povero: “Non c’è luogo della Sicilia che non presenti la sua farinata, ma è una pietanza su cui grava il pregiudizio della povertà, pur essendo un piatto completo dal punto di vista alimentare. La sua consistenza molle e la dimensione esclusivamente domestica non lo rendono un prodotto appetibile per la ristorazione”, spiega la studiosa.

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