Internazionale

La Cpi indaga su Israele per i crimini di guerra. Per Netanyahu scelta antisemita

La Corte Penale Internazionale dell’Aia (Cpi) ha aperto un’indagine “sulla situazione in Palestina” e sui potenziali crimini di guerra commessi da Israele. Si concentrerà nello specifico sull’operazione a Gaza Margine Protettivo del 2014, sulle “marce della rabbia” palestinesi del 2018 al confine della Striscia di Gaza e sulla politica degli insediamenti israeliani.

Come racconta Repubblica, indagherà anche sui crimini di Hamas e di altri gruppi palestinesi che hanno usato i cittadini israeliani come scudi umani o che hanno commesso crimini contro gli stessi palestinesi come la negazione di un processo equo o omicidi intenzionali.

Il governo palestinese ha commentato attraverso il ministro degli Esteri Riyad al-Maliki che ha dichiarato: “È un passo atteso da tempo che aiuterà lo sforzo incessante della Palestina per ottenere giustizia”. Hamas invece si è detto soddisfatto perché sarà il modo di dimostrare che le loro azioni sono state di “resistenza legittima”.

Da Tel Aviv ha parlato il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi che ha commentato: “Il fatto che un’organizzazione terroristica come Hamas accolga con favore la decisione è indice di quanto non abbia alcuna validità morale. Il premier Netanyahu ha invece promesso che “lotteremo per la verità e ribalteremo la decisione antisemita”.

Israele ritiene che sia una scelta ipocrita che avviene alla fine del mandato della procuratrice capo della Cpi Fatou Bensouda, che avrebbe invece dovuto concentrarsi sulle inchieste preliminari concluse a dicembre sulla situazione in Ucraina e Nigeria. Ci vorrà comunque del tempo prima che la Cpi possa prendere misure concrete, in quanto, per il principio di complementarietà, può intervenire solo quando lo Stato non vuole indagare o non può farlo. Motivo per cui la Cpi dovrà valutare i procedimenti aperti da Israele.

Tel Aviv ambisce all’autonomia del suo sistema giudiziario e deve ora decidere se collaborare con la Corte, decisione che avrà implicazioni anche sul rapporto con gli Stati Uniti, considerando che Blinken ha già condannato a febbraio la corte.

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