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Il blocco alle attività sui giacimenti costa 42,5 miliardi di euro

Da circa un anno e mezzo le trivellazioni sono bloccate, lavorano solo i giacimenti di metano e greggio che erano già attivi, mentre qualsiasi nuova operazione è congelata.

Mentre noi siamo fermi, altri paesi si muovono, a partire dalla Croazia che mostra il suo attivismo da Pola in Istria fino all’isola di Pelagosa, e dalla Grecia che ha trovato un grande giacimento tra Corfù e l’isola di Leuca (Lecce).

Come racconta il Sole 24 Ore, l’attuale moratoria prevede il blocco delle nuove attività fino all’agosto 2021 in attesa che entro febbraio 2021 venga definito il piano regolatore delle aree in cui sarà possibile usare i giacimenti perché non danneggiano il paesaggio (né il mare, i delfini o le zone destinate al turismo culturale), ma a distanza di due anni di questo programma non ce n’è neanche l’ombra.

L’Università di Milano Bicocca ha condotto uno studio per valutare l’impatto economico del blocco dei giacimenti: complessivamente da qui al 2050 il blocco costa 42,5 miliardi di euro, i benefici dello Stato in termini di Iva ammontano a 3,1 miliardi di euro, royalty gas a 324 milioni, royalty petrolio a 2,65 miliardi, Ires a circa 5,8 milioni e Irap a 25 milioni di euro.

Come spiegano gli esperti, il blocco alle trivellazioni avrà conseguenze sul prodotto interno lordo e sul bilancio dello Stato. Inoltre, per soddisfare il fabbisogno energetico interno, bisognerà ricorrere a maggiori importazioni o a investimenti più cospicui nelle rinnovabili.

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