Attualità e politica

Cresce la quota femminile tra chi soffre di ludopatia

La pandemia ha fatto registrare un aumento di giocate a slot machine o bingo pari al 29% rispetto all’anno precedente. Tra i più assidui i giovani che si sono ritrovati chiusi in casa e hanno cercato una via di fuga. Si sono però concentrati su video giochi e play station, ad elevare il numero degli affetti da ludopatia sono state le donne. Giovani, pensionate, madri: spesso cominciando con un gratta e vinci, si sono ritrovate ferme per ore davanti a delle slot machine.

“Ci sono donne che dopo aver perso tutto si prostituiscono per poter continuare a giocare”, dichiara a Libero uno dei responsabili dell’associazione Giocatori anonimi italiani che offre supporto a oltre 1500 vittime del gioco. Anche per loro la pandemia ha reso tutto più difficile: prima organizzavano degli incontri settimanali, “le stanze di mutuo aiuto”, che sono diventate stanze telefoniche e via Skype offrono ascolto a gruppi di 25 persone.

“Da questa malattia non si guarisce mai, ma si può imparare a fermarsi”, dichiara una donna che è stata giocatrice compulsiva ma ora grazie all’associazione riesce a controllarsi. In Italia si contano tra gli 8 e i 10 milioni di giocatori secondo l’Osservatorio nazionale in Parlamento.

L’Agenzia delle Dogane e del Monopoli, nell’ultimo bilancio ufficiale sul gioco d’azzardo di settembre 2020, ha stimato un volume di 74,1 miliardi di euro nel business del gioco su rete fisica. Slot machine e videolottery sono i più utilizzati (46,7miliardi nel 2019): qui si gioca il 63% delle partite dei punti fisici e sale da gioco.

È cresciuta anche la raccolta online: nel 2019 ammonta 36,4 miliardi di euro, con un incremento del +16% rispetto al 2018, e rappresenta un terzo di tutte le giocate fatte in Italia.

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