Attualità e politica

Massimo D’Alema a LaChirico: «Stiamo spingendo la Russia, che ha una vocazione europea, verso la Cina, così ci costruiamo dei nemici»

Massimo D’Alema è intervenuto nel corso della terza giornata dell’evento “Rinascita Italia. The young hope”, promossa dall’associazione Fino a prova contraria sul tema “Europa, Stati Uniti e Cina: la sfida del XXI secolo nel disordine globale post Covid”.

«Credo che sia largo il giudizio secondo cui la globalizzazione sia stato uno straordinario processo di crescita di ricchezza, di allargamento del mercato globale. Dobbiamo guardarlo dal punto di vista generale; ha portato una crescita di opportunità di vita e del benessere. Questo però ha determinato uno squilibrio, i grandi processi economici devono essere governati dalla politica, e se manca equilibrio non funziona. Questa è la condizione in cui il mondo si trova. L’equilibrio politico, a seguito del dopo guerra, era basato sul bipolarismo: blocco sovietico e alleanza occidentale.

Dopo la caduta del blocco sovietico, il mondo si è unificato attorno ai valori dell’occidente., In realtà era un a cosa illusoria. Il tentativo di unificare il mondo al modello occidentale è fallito, l’Occidente non è stato in grado di garantire estinzione delle disuguaglianze sociali ed economiche. C’è un ritorno del nazionalismo, quando c’è una crisi globale, e lo stiamo vivendo. Sono dell’idea che si dovrebbe costruite un equilibro politico che debba essere pluralista; forze in campo che devono rispettarsi.

In questo senso, la Cina rappresenta un punto di riferimento. Seconda economia del mondo, è una grande civiltà che l’Occidente ha faticato a capire. Nel 1990 l’Economist uscì con una copertina che annunciava che l’economia cinese era arrivata a capolinea. Oggi sappiamo che è cresciuta 80 volte da allora. La Cina viene interpretata come variante del modello sovietico, che però era rigido. La Cina è più complessa; si adattano alla realtà, sono resilienti. Bisognerebbe capire qualcosa in più della cultura orientale. Penso sia obbligatorio fare i conti con la Cina. Quello che mi domando è: come si fanno i conti con la Cina?

L’Occidente, se decide di fare dei diritti umani un criterio della politica estera, dovrebbe essere coerente. Ho l’impressione che l’uso strumentale di alcune questioni, sia controproducente. Quando la Cina “era la fabbrica del mondo”, nessuno si occupava dei diritti umani. Nel momento in cui sono diventati una grande potenza, questo tema è risorto. Ho l’impressione che ci sia un elasticità che rende poco credibile la fermezza dell’occidente su questi temi. La Cina ha pagato e ha fatto pagare al mondo un prezzo molto alto, ha rallentato di un mese l’allarme. Quando però è stato dato, diversi governi nel mondo hanno voluto ignorarlo. La Cina è una grande potenza in grado di competere in alcuni settori, e ha creato un allarme per gli Stati Uniti che hanno messo su una campagna per arginare questo pericolo.

L’autonomia strategica sull’Europa è importante, ma Google, Facebook, Twitter e Amazon controllano i nostri dati, quindi il tema del campo digitale dell’autonomia dell’europa è molto complesso.

Abbiamo una grande occasione, data dalla classe dirigente tedesca che, di fronte all’emergenza Covid, ha capito di non poter fare a meno dell’Europa. Da una politica di austerità si è passati a una politica espansiva.

Stiamo spingendo la Russia, che ha una vocazione europea, verso la Cina, così ci costruiamo dei nemici. Una nuova guerra fredda avrebbe esito diverso da quello della caduta del muro di Berlino. Rischiamo di costruirci dei nemici con i quali non sarà facile trovare soluzioni. Rischiamo di vivere una vecchiaia rancorosa».

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