EconomiaInternazionale

Inflazione: quanto è costata la guerra in Iran alle famiglie italiane

L’Istat ha certificato che l’inflazione a maggio è salita al 3,2%. “È un record che non si aveva dal settembre 2023”, ha dichiarato il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona. E, secondo i calcoli dell’Unc, da febbraio a maggio, i prezzi sono saliti del 2%, cioè di 505 euro su base annua, per famiglia media (con 734 euro per coppia con due figli e 660 euro per coppia con un figlio). Pesa, in particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz che ha aumentato i prezzi, e non solo dei beni energetici, con l’inflazione che ha ripreso a correre. (Sky TG 24)

Se poi si guardano poi nel dettaglio i dati Istat sull’inflazione a maggio, tra i capoluoghi delle regioni e delle province autonome ed i comuni non capoluoghi di regione con più di 150mila abitanti, l’inflazione più elevata si osserva a Reggio Calabria (4,4%). Al secondo posto c’è Verona (3,7%). A seguire Rimini, Venezia e Roma (3,6% tutte e tre). All’opposto, la più contenuta si registra ad Aosta (2,3%).

I dati sull’inflazione di maggio, salita al 3,2%, “attestano l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani, con i rincari di prezzi e tariffe che pesano in media per 1.058 euro annui a famiglia. La stangata sale a +1.461 euro annui per un nucleo con due figli”, ha affermato anche il Codacons, commentando i dati definitivi dell’Istat.

Sul fronte delle singole voci, “i rincari più forti interessano a maggio i supporti per la registrazione, i cui prezzi crescono su anno del 60,7%, il gasolio per riscaldamento (prezzi +36,8%), gioielli (+29,5%), gasolio per mezzi da trasporto (+25,4%), legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%)”. “Gli incrementi dei prezzi non rientreranno a breve, e anche con la riapertura dello stretto di Hormuz e il crollo del petrolio la situazione nell’immediato non migliorerà – avverte poi il Codacons -. I listini dei carburanti, infatti, impiegheranno settimane per tornare ai livelli pre-guerra, mentre i rincari di beni e servizi, una volta applicati, non verranno riassorbiti dal mercato, e continueranno a pesare sulle tasche delle famiglie italiane”.

“La guerra in Iran continua ad avere effetti sui prezzi alimentari in Italia, aggravando la spesa delle famiglie, con rincari anche a due cifre per l’ortofrutta”, ha poi avvertito Assoutenti. “Il record di aumento – ha spiegato – spetta ai legumi i cui prezzi crescono del 22,8% su anno, tra gli altri rincari i pomodori e finocchi (+18,4%), i limoni (+15,5%) e la frutta estiva: le albicocche segnano un +14,4%, pesche +13,7%, frutti a bacche +17,2%. In generale solo per la voce cibi e bevande una famiglia con due figli si ritrova oggi a spendere 241 euro in più su base annua a causa delle conseguenze del conflitto e della chiusura dello stretto di Hormuz, con un impatto per la collettività stimato in +4,3 miliardi di euro annui solo a titolo di acquisti alimentari”.

Redazione

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button
NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!