Le crisi si susseguono ma ci sono alcuni punti fermi nel modo in cui l’Unione europea le affronta. Uno di questi è il rigore richiesto ai governi sui conti pubblici perché se ci sono Paesi ad alto debito che faticano nelle situazioni di emergenza, ce ne sono altrettanti e forse più che hanno gestito le risorse con maggiore cautela e che non vogliono mettere a rischio la tenuta del sistema. Salvo poi diventare più accomodanti quando ormai la situazione è disperata. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, lunedì in un punto stampa sul Collegio dei commissari dedicato all’impatto della guerra in Iran sull’economia europea, ha spiegato che «il primo importante punto è che le misure» anti-crisi «dei Paesi membri devono essere temporanee, mirate, tempestive. Riguardo l’attivazione della sospensione del Patto di stabilità e crescita, al momento, mentre vi parlo non ci sono le condizioni per farne ricorso. Ma la Commissione continuerà a coordinarsi tenendo in conto gli interessi europei: vedremo come la crisi si sviluppa». (Correire)
Von der Leyen ha anche precisato che «riguardo agli interventi economici è bene che gli Stati non peggiorino i livelli di deficit». E questo è tanto più difficile per i Paesi ad alto debito pubblico come l’Italia, la Francia o il Belgio che non hanno di certo lo spazio fiscale della Germania. «Già questa settimana – ha detto la presidente – consulteremo gli Stati membri su norme più flessibili in materia di aiuti di Stato, uno strumento importante a sua volta, per dare agli Stati membri maggiore margine di manovra per il sostegno temporaneo tramite aiuti di Stato nei settori più esposti. Il mio obiettivo è che questo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato venga adottato entro questo mese, in modo da avere, ad aprile, il nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato».
Dunque la richiesta della premier Giorgia Meloni di sospendere il Patto di stabilità come avvenuto durante la pandemia «al momento» non è sul tavolo dell’Ue. Von der Leyen ha sottolineato «al momento». Alcuni giorni fa lo aveva spiegato anche il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis in audizione al Parlamento europeo: «Per sospendere il Patto occorre che ci sia una grave crisi economica nell’eurozona o nell’Ue nel suo complesso, e non ci troviamo in questa situazione», aveva detto.
Per von der Leyen la strategia di decarbonizzazione «non solo si è confermata negli ultimi anni, ma sta acquisendo sempre maggiore importanza». Quindi al momento sembra difficile che Bruxelles dia ascolto all’appello del ceo dell’Eni Claudio Descalzi di posticipare a dopo il 2027 l’addio al gas russo. «L’unica via duratura per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili – ha ribadito von der Leyen – è la modernizzazione, attraverso la transizione della produzione di elettricità verso le energie rinnovabili e il nucleare, e l’elettrificazione dell’economia il più rapidamente possibile».
La «cassetta degli attrezzi» che von der Leyen presenterà la prossima settimana prima del summit Ue a Cipro, prevede anche «misure immediate» oltre che strutturali come la decarbonizzazione. Queste misure dovranno essere «mirate ai gruppi vulnerabili, tempestive e temporanee, quindi applicabili per un breve periodo di tempo ma, se sancite per legge, è necessario garantire una revoca tempestiva». Per la Commissione «è fondamentale un solido coordinamento tra gli Stati membri» come ha dimostrato la crisi energetica del 2022. Bruxelles sta valutando un coordinamento a livello Ue per il riempimento dei depositi di gas dei Paesi Ue, per evitare che molti Stati membri si rivolgano al mercato contemporaneamente, entrando così in competizione tra loro. Inoltre verrà coordinato il rilascio delle scorte di petrolio, «per ottenere il massimo effetto possibile». La Commissione «garantirà che le misure di emergenza degli Stati membri non abbiano ripercussioni sul mercato unico», ha detto von der Leyen, aggiungendo anche che bisogna «ridurre la domanda».





