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Debito pubblico dell’eurozona all’88,8% del PIL

Nel secondo trimestre 2026 il debito pubblico dell’area euro è salito all’88,8% del PIL, con l’Italia sempre più vicina alla Grecia, Paese più indebitato, e la Francia al 119,1% mentre i suoi costi di finanziamento superano il 5%. Tra aprile e giugno il debito pubblico nei 21 Paesi dell’area euro ha raggiunto l’88,8% della loro produzione economica complessiva, in aumento rispetto all’87,3% di un anno prima, ha comunicato mercoledì l’ufficio statistico dell’UE, Eurostat. (Euronews)

L’Italia ha ormai un rapporto debito/PIL inferiore di meno di un punto percentuale rispetto alla Grecia, mentre quello della Francia è salito al 119,1% e i suoi costi di finanziamento hanno superato il 5%.

Il rapporto debito/PIL mette a confronto quanto i governi devono con la dimensione delle loro economie. Secondo le regole dell’UE, il debito non dovrebbe superare il 60% del PIL e i disavanzi di bilancio annui non dovrebbero andare oltre il 3%.

Nell’insieme dell’Unione europea il debito pubblico è salito all’82,9% del PIL nel secondo trimestre, dall’81,4% di un anno prima. In valore assoluto, i governi dell’eurozona avevano in circolazione circa 14.400 miliardi di euro.

I dati annuali, diffusi anch’essi mercoledì, mostrano che il debito dell’UE è salito all’81,5% del PIL nel 2025, dall’80,3% del 2024, mentre il disavanzo di bilancio del blocco è rimasto al 3,1%, appena sopra la soglia del 3% fissata dall’UE.

Il debito dell’UE è rimasto sopra l’80% del PIL dalla pandemia di COVID-19, quando ha toccato un massimo dell’89,5% nel 2020.

Per l’area euro, le principali statistiche annuali di Eurostat riguardano ancora i 20 Paesi che utilizzavano la moneta unica lo scorso anno, poiché la Bulgaria è entrata il 1º gennaio 2026. Il loro debito è salito all’87,7% del PIL, dall’86,6%.

Eurostat ha inoltre espresso una riserva sulla qualità dei dati bulgari per il 2025, relativi al modo in cui il Paese contabilizza le spese della propria agenzia per le infrastrutture stradali.

La Germania, la maggiore economia del blocco, ha visto il proprio rapporto debito/PIL salire al 62,8% dal 61,4%, mentre il disavanzo si è allargato al 2,9%.

I disavanzi stanno tornando a crescere anche quest’anno. Corretto per le variazioni stagionali, il deficit complessivo dei governi dell’eurozona è salito al 3,3% del PIL nel secondo trimestre, dal 3,2% del primo, mentre per l’insieme dei governi dell’UE è aumentato al 3,5% dal 3,1%.

Lo scorso anno, dodici Stati membri avevano un debito superiore al tetto del 60% fissato dall’UE e undici hanno registrato disavanzi pari o superiori al 3%.

Il debito dell’UE è rimasto sopra l’80% del PIL dalla pandemia di COVID-19, quando ha toccato un massimo dell’89,5% nel 2020.

Per l’area euro, le principali statistiche annuali di Eurostat riguardano ancora i 20 Paesi che utilizzavano la moneta unica lo scorso anno, poiché la Bulgaria è entrata il 1º gennaio 2026. Il loro debito è salito all’87,7% del PIL, dall’86,6%.

Eurostat ha inoltre espresso una riserva sulla qualità dei dati bulgari per il 2025, relativi al modo in cui il Paese contabilizza le spese della propria agenzia per le infrastrutture stradali.

La Germania, la maggiore economia del blocco, ha visto il proprio rapporto debito/PIL salire al 62,8% dal 61,4%, mentre il disavanzo si è allargato al 2,9%.

I disavanzi stanno tornando a crescere anche quest’anno. Corretto per le variazioni stagionali, il deficit complessivo dei governi dell’eurozona è salito al 3,3% del PIL nel secondo trimestre, dal 3,2% del primo, mentre per l’insieme dei governi dell’UE è aumentato al 3,5% dal 3,1%.

Lo scorso anno, dodici Stati membri avevano un debito superiore al tetto del 60% fissato dall’UE e undici hanno registrato disavanzi pari o superiori al 3%.

Redazione

 

 

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