Nuova settimana di passione per i treasury americani dopo che il presidente Trump ha respinto la proposta di tregua iraniana, mantenendo lo stretto di Hormuz chiuso e dando un altro colpo alle forniture energetiche che ha fatto impennare il brent oltre 108 dollari. Fra i timori per il maxi-debito Usa, i piani di deficit, la concorrenza ad accaparrarsi sottoscrittori proveniente da big tech alla ricerca di investimenti per l’intelligenza artificiale, la corsa a vendere treasury americani ha ripreso a pieno ritmo dopo il weekend. Con rendimenti ai massimi di circa 20 anni: il 10 è salito fino oltre al 5,27%, massimo dal 2007, col trent’anni oltre il 5,58%, massimo dal 2004. (Quotidiano Nazionale)
Deciso rialzo anche per i rendimenti in Europa, con il tasso sul bund tedesco a 10 anni scambiato ai massimi di rendimento dal 2009 oltre il 3,65%, il Btp che ha raggiunto il 4,6163%, nuovo massimi dal novembre del 2023, l’Oat francese arrivato a superare il 4,78%, sui massimi dal 2008. Lo spread italiano chiude a quota 94 da 91 di venerdì, quello francese a circa 112. Un livello di guardia dato il deficit già elevato di Parigi: Roma, intorno al 3%, è meno sotto i riflettori ma con un debito intorno al 137% il rialzo dei rendimenti rischia di restringere i margini di bilancio in vista della manovra.
Nel programma trimestrale di emissione, il Mef dà conto di aver già completato, a fine settembre, all’83% il programma di emissioni a medio e lungo termine per il 2026. Ma c’è anche un aumento del costo medio all’emissione, che a fine agosto 2026 era al 2,94% (contro il 2,75% medio del 2025) e che è destinato a salire dato l’andamento del mercato del debito e l’ulteriore rialzo dei tassi Bce di settembre. Un valore che, nel tempo, aumenta il costo del debito e si traduce in maggiori uscite in tassi d’interesse per rifinanziare il bilancio statale. Al centro del ciclone ci sono il debito americano e l’andamento del petrolio, balzato in giornata fino a 108, 83 dollari al barile.





