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La Bce lascia i tassi d’interesse invariati al 2% come da previsioni

La Bce ha poi tagliato le sue stime di crescita per l’area euro dopo l’escalation in Iran e avverte: “Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni”. Nel nuovo scenario di base la crescita 2026 si ferma allo 0,9% da 1,2% indicato a dicembre. La stima per il 2027, in precedenza all’1,4%, scende all’1,3% e quella per il 2028 resta a 1,4%. Una revisione al ribasso “derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia”, si legge nel comunicato della Bce. Ipotizzando uno scenario “grave”, le crescita resterebbe inchiodata allo 0,4% nel 2026, per accelerare solo allo 0,9% nel 2027 e 1,9% l’anno successivo. E l’inflazione schizzerebbe quest’anno al 4,4%, accelerando ulteriormente al 4,8% nel 2027 prima di frenare al 2,8% nel 2028. Lo scenario presuppone uno shock energetico “più persistente” rispetto allo scenario ‘avverso’, con i prezzi petroliferi che raggiungerebbero un picco a 145 dollari al barile e il gas a 106 euro/megawattora. (Sky TG 24)

Tassi d’interesse invariati al 3,75% nel Regno Unito, secondo le attese. Lo ha deciso oggi la Bank of England (BoE) sullo sfondo di un calo ancora insufficiente dell’inflazione e soprattutto degli allarmi per l’impatto della guerra in Medio Oriente, innescata dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran, sull’economia britannica e globale: a partire dall’impennata dei prezzi dell’energia. Effetti che hanno già provocato, anche a tassi stabili, un aumento medio dei costi dei mutui sull’isola per iniziativa degli istituti bancari privati.

Ben 18 banche centrali, dalla Cina al Giappone all’Europa fino agli Usa si riuniscono questa settimana: ieri la Fed, oggi Bce, Banca d’Inghilterra e Banca nazionale svizzera. Il mantra – salvo che per la Reserve Bank of Australia che ha alzato i tassi di 25 punti base – è guardare oltre lo shock immediato e mantenere nervi saldi. Incrociare le dita, sperando che la fiammata dei prezzi energetici non diventi un incendio per l’inflazione generalizzata. Allo stesso tempo, dare ai mercati il segnale di prontezza per tenere sotto controllo le aspettative d’inflazione. La speranza, per tutti, è che la guerra scatenata in Medio Oriente dall’attacco di Israele e Usa all’Iran termini presto. Alzare i tassi sarebbe doloroso per tutti. Nell’area euro, l’ipotesi di un taglio dei tassi è stata spazzata via dalla nuova guerra. Francoforte mantiene tutto fermo ora e gli economisti non vedono una stretta come scenario principale del 2026.

Redazione

 

 

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