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Gas a rischio: le scorte crollano come nella crisi energetica del 2022

L’Europa sta camminando su un campo minato energetico e la miccia è già stata accesa. Le scorte di gas nel Vecchio Continente stanno colando a picco con una velocità che non si vedeva dal drammatico 2022, l’anno in cui l’esplosione dei costi mise in ginocchio famiglie e imprese. Questa volta non si tratta di un semplice timore, ma di una realtà certificata dai numeri: il combustibile stoccato è sceso a livelli d’allarme, portando con sé il rischio concreto di una nuova fiammata dei prezzi del gas in bolletta. Mentre l’attenzione pubblica è distratta, il mercato ha già reagito con un aumento del 25% rispetto ai minimi di dicembre, superando punte di 40 euro per Megawattora. (Sole 24 Ore)

La nostra indipendenza energetica è appesa a un filo, o meglio, a una nave: siamo diventati totalmente dipendenti dagli Stati Uniti per il Gnl, superando persino i vecchi record della Russia. Ma questa non è una soluzione sicura, perché basta una gelata oltreoceano per fermare gli impianti e lasciarci al freddo. Se le riserve scendono sotto la soglia critica del 20%, la bassa pressione nei depositi potrebbe impedire persino l’estrazione fisica della materia prima. Siamo di fronte a una tempesta perfetta che unisce il gelo invernale, la guerra in Ucraina e la siccità che svuota i bacini idroelettrici, costringendoci a bruciare ancora più gas per produrre energia elettrica. La stabilità del sistema è di nuovo in bilico e l’estate non porterà sollievo, ma una corsa frenetica per riempire i serbatoi a prezzi che potrebbero essere proibitivi per tutti.

Il mercato energetico sta reagendo con violenza a una combinazione di fattori che rendono l’offerta estremamente fragile. Il costo del combustibile è già salito del 25% dai minimi di dicembre, stabilizzandosi intorno ai 33 euro per Megawattora, con picchi che hanno sfondato quota 40 euro a fine gennaio. La causa principale risiede nella massiccia dipendenza dal gas naturale liquefatto (Gnl) proveniente dagli Stati Uniti, che nel 2025 ha coperto il 27% delle importazioni totali (dati Ieefa). A gennaio 2026, l’Europa ha acquistato volumi enormi, pari a 7,4 miliardi di metri cubi, ma questo flusso costante è vulnerabile agli eventi climatici estremi che colpiscono gli impianti americani. Entro il 2027, l’Unione Europea punta ad azzerare completamente le forniture da Mosca, rendendo il Gnl l’unica alternativa disponibile, ma questa scelta ci espone a un fornitore dominante che detta le leggi del mercato.

La situazione europea è a macchia di gatto selvatico: esistono disparità enormi tra i vari Stati membri. In media, gli stoccaggi nell’Unione sono al 35,6%, un valore molto al di sotto della media degli ultimi cinque anni (dati Aie). Il deficit di gas è raddoppiato da fine dicembre, arrivando a mancare all’appello ben 16 miliardi di metri cubi.

Redazione

 

 

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