“Quando le regole cambiano rapidamente, i capitali rallentano. Il mondo dell’energia resta globale, ma la frammentazione politica aumenta i costi e riduce la prevedibilità”, sostiene in un’intervista al “Corriere della Sera” Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia.
“Un’incertezza che, insieme al ritorno dello Stato nell’economia dell’energia, rischia di pesare sulle scelte industriali”, avverte. II presidente Trump ha riportato i dazi al centro della geopolitica. Dal punto di vista energetico può essere destabilizzante quanto una guerra: “Energia e geopolitica sono sempre state intrecciate. Ma non ho mai visto la geopolitica diventare un fattore così determinante per l’intero mercato energetico globale. Oggi pesa ogni giorno sulle decisioni di investitori, aziende e governi, rendendo tutto più difficile e imprevedibile”.
Quanto al ruolo che hanno i nuovi fronti, dalla Groenlandia alle materie prime: “Non si tratta di un singolo dossier. In passato parlavamo soprattutto di sicurezza di petrolio e gas, che restano centrali. Ora però entrano in gioco anche elettricità, minerali critici e catene di approvvigionamento, diventate una parte fondamentale della sicurezza energetica”. Il ritorno del Venezuela può portare stabilità: “Arriva in una fase relativamente confortevole per i mercati petroliferi. A Davos, un anno fa, avevo previsto prezzi del petrolio e del gas in calo e del rame in aumento: tutte e tre le previsioni si sono avverate. Oggi c’è molta capacità inutilizzata, il Venezuela pesa meno dell’1 per cento della produzione globale”.
Nel lungo periodo tornerà un grande produttore: “Con investimenti adeguati e stabilità politica, in dieci anni la produzione potrebbe tornare intorno ai 3 milioni di barili al giorno. Molte aziende però restano caute dopo le nazionalizzazioni e le difficoltà del passato”. Per quanto riguarda l’equilibrio dell’Opec+: “Oggi una quota crescente dell’offerta arriva da fuori Opec. Parlo di un ‘quintetto’: Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina e Guyana. Producono più della crescita della domanda. Per questo i prezzi restano sotto pressione”. I dazi non rallentano la transizione energetica: “Le rinnovabili crescono ovunque: nel 2025 circa il 75 per cento della nuova capacità elettrica installata sarà rinnovabile. II nucleare – conclude Birol – sta tornando e il gas continua a essere usato, anche grazie al calo dei prezzi. Ma le emissioni di CO2 continuano ad aumentare”.





