L’Ue sta tornando al nucleare dopo decenni di esitazione, spinta dal duplice shock della crisi energetica e dalla consapevolezza che le energie rinnovabili da sole non possono alimentare un’economia industriale pesante. La recente crisi energetica è stata causata principalmente dall’interruzione dell’approvvigionamento, a causa della dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. (Euronews)
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha avvertito di una perdita giornaliera di circa 13 milioni di barili. Nei primi 17 giorni della guerra con l’Iran, l’Ue è stata costretta a spendere ulteriori 6 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili a causa dell’impennata dei prezzi.
Per garantire l’indipendenza energetica e l’accessibilità economica, Bruxelles sta rivolgendo nuovamente la sua attenzione al settore nucleare, per risanare una rete che le sole energie rinnovabili non riescono a stabilizzare.
Questa svolta segna una transizione verso un “mix energetico” strategico, in cui l’affidabilità del nucleare come fonte di base viene considerata un complemento alla volatilità dell’eolico e del solare.
“Credo che sia stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni”, ha detto a marzo la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
La diversificazione energetica e l’aumento dell’uso delle energie rinnovabili hanno portato a un calo dell’11,1% delle importazioni di energia dell’Ue nel 2025 rispetto al 2024.
Nel 2025, l’Europa ha importato 336,7 miliardi di euro di prodotti energetici, con un calo del 51,4% rispetto al 2022, quando le importazioni di energia erano pari a 693,4 miliardi di euro, come rivela Eurostat.
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran dimostra la continua e pesante dipendenza dell’Ue dai combustibili fossili stranieri, che si intensifica con la necessità di trovare alternative al gas russo dopo il 2022. L’invasione dell’Ucraina ha portato l’Ue a spostare de facto la sua dipendenza verso il gas naturale liquefatto (Gnl), fornito per il 50% dagli Stati Uniti nel 2025.
Secondo Rosita Zilli, direttrice politica della European energy research alliance di Bruxelles, “quello a cui stiamo assistendo è la fase iniziale di un effetto potenzialmente a cascata”. I sistemi energetici hanno un ritardo temporale, il che significa che gli effetti delle interruzioni delle forniture si manifestano gradualmente, ha spiegato.
Il 22 aprile, la Commissione europea ha avvertito che l’inasrpimento della guerra tra Stati Uniti e Iran è costato all’Ue 24 miliardi di euro in più di importazioni di energia, anche con un approvvigionamento energetico stabile. Così, Bruxelles ha annunciato AccelerateEu, un’iniziativa basata su cinque pilastri per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dall’estero.
Le misure comprendono azioni a sostegno dei governi nazionali per proteggere i consumatori e le imprese, come i regimi di sostegno al reddito e i voucher energetici per ridurre le tasse sull’elettricità per le famiglie vulnerabili.
Per aumentare la produzione nazionale di energia verde, il Piano d’azione per l’elettrificazione semplifica l’elettrificazione dei settori dell’industria, dei trasporti e dell’edilizia, rendendo l’elettricità la fonte energetica dominante. Con il Piano reti, Bruxelles vuole modernizzare completamente l’infrastruttura energetica del blocco.
La tabella di marcia incrementa gli investimenti privati attraverso eventi di alto livello, come il Clean Energy Transition Investment Forum del maggio 2026 e il Clean Energy Investment Summit di quest’anno.




