Attualità e politica

Ilva: la strada green è in salita per salvare l’azienda

Nelle pozzanghere di ruggine rosa, tra le strade del quartiere Tamburi, galleggia la polvere di ferro dell’Ilva. Lieve e quasi invisibile come il futuro incerto che avvolge la più grande acciaieria d’Europa. Oggi più che mai fragile e silenziosa, con la produzione ai minimi storici, le barre d’acciaio color cobalto accatastate sotto un cielo blu che fa da tetto alle ciminiere spente. È il cambio turno. E negli sguardi degli operai che attraversano il piazzale davanti alla fabbrica, all’ingresso “D”, cresce la preoccupazione. Dopo l’addio di ArcelorMittal, l’attesa del piano di rilancio del governo, l’ennesimo in 60 anni di vita del siderurgico, assomiglia all’ultima scialuppa a cui aggrapparsi. Una porta stretta da superare. Oltre 10 mila dipendenti, quasi la metà in Cig, che pagano a caro prezzo non solo i peccati del passato, le errate traiettorie di sviluppo industriale con i 17 anni di gestione Riva, ma anche gli ideologismi e una certa demagogia di sinistra che ha cavalcato i sequestri giudiziari e i blocchi degli impianti. (Il Messaggero)

In un gioco di veti incrociati paralizzante e devastante. Fabio, da 10 anni in Cig a mille euro al mese, il 56% in meno dello stipendio base, mette nel mirino la «scellerata strategia di Arcelor, che non ha fatto il proprio dovere, lasciato andare alla deriva la fabbrica». «Ora – dice – ci vorrà tanto tempo per ripartire, avviare manutenzioni mai fatte, recuperare sul fronte ambientale». Più duro Andrea, capo reparto al lavoro anche la domenica: «La privatizzazione e i Riva hanno creato tante illusioni, fatto tanti errori, ma è nell’ultimo periodo, con Arcelor, che la situazione si è aggravata». Gli altri colleghi sfrecciano veloci all’ingresso, ma per tutti le soluzioni ai problemi strutturali, nonostante le bonifiche ambientali e le politiche keynesiane che hanno impiegato miliardi pubblici, almeno 10 secondo le ultime stime, sono stati sempre rinviate, parcellizzando gli interventi di reindustrializzazione e quelli per trovare un punto di equilibrio tra riduzione delle emissioni, normative europee e la salvaguardia della salute. Piegando i tempi del rilancio al ritmo delle sentenze della magistratura, allo scontro tra azionisti e magistrati.

Redazione

 

 

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