Economia

Povertà, rischi ambientali e laureati: in Italia aumentano le diseguaglianze

Passi in avanti su tutto il territorio nazionale solo per salute ed economia circolare. Povertà, qualità degli ecosistemi terrestri, risorse idriche e istituzioni peggiorano invece quasi dappertutto. Aumentano le disuguaglianze, e non solo di tipo economico, ma anche ambientale e culturale: a quelle “tradizionali” tra Nord e Sud, grandi città e aree interne, se ne aggiungono di nuove, a volte sorprendenti, persino tra province confinanti, che dipendono non solo dalla struttura economica, ma anche dal grado di coesione sociale. (Repubblica)

Il Rapporto Territori 2023 dell’ASviS, che stamane viene presentato al Cnel, mostra un’Italia sempre più frammentata, lontana dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. E sempre più a rischio. Rischio idrogeologico: sono oltre 621 mila le frane censite sul territorio italiano, il 66% di quelle rilevate in Europa. Un’altra tipologia di rischio è quello Industriale: gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante sono
970. Esiste inoltre un rischio di essere sommersi dai rifiuti, di arretramento culturale e rischi istituzionali.

Sono pochissime le Regioni che procedono abbastanza spedite verso gli obiettivi di sviluppo sostenibili: emergono Valle d’Aosta e Toscana. Mentre tra quelle che mostrano le peggiori performance spiccano Molise e Basilicata. Ma l’Italia che emerge dalle mappe dell’ASviS è molto diversificata, al Sud non va tutto male e al Nord non va tutto bene. L’unica Regione per esempio che in questo momento ha la possibilità di dimezzare il gap occupazionale di genere è l’Umbria. Le Regioni meridionali in genere hanno indicatori peggiori, ma la Sicilia emerge per i miglioramenti sulla riduzione dei rifiuti urbani.

Se le disuguaglianze sono sempre più diffuse e capillari, la risposta deve essere invece essere sostenuta da criteri comuni e coerenti, e deve tener conto «di tutti i diversi fondi a disposizione, da quelli del Pnrr ai nuovi fondi di coesione 2021-2027», afferma Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, «utilizzando l’Agenda 2030 come riferimento comune». Una scelta che il governo ha già adottato con il Decreto Sud, riconosce Giovannini, ma che va inquadrata, «alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile, come hanno fatto in questi anni diverse Regioni».

Redazione

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button
Do NOT follow this link or you will be banned from the site!