Economia

Manifattura, aumentano le aziende italiane che cercano fornitori domestici

Una riconfigurazione delle filiere produttive, con un aumento delle aziende italiane che cercano fornitori all’interno del paese: è la conseguenza più evidente dei fenomeni che si sono succeduti in questi anni, dall’aumento delle tensioni geopolitiche, ad una globalizzazione che non ha mai coinvolto pienamente tutte le economie del mondo, passando per la Brexit, la pandemia e l’invasione russa in Ucraina. L’insieme di questi fattori ha cambiato lo scenario di riferimento e nell’ultimo triennio si è rivelato problematico governare le interdipendenze globali produttive e di fornitura, specie per le imprese che hanno una scarsa diversificazione dei fornitori. (Sole 24 Ore)

La reazione delle aziende si è concentrata maggiormente su un “backshoring di fornitura” (cioè il rientro in Italia), c’è stato invece un uso limitato del “backshoring di produzione”, una strategia più complessa rispetto a quella di fornitura, specie per i costi elevati irrecuperabili legati agli investimenti nel paese di destinazione.

È lo scenario che emerge dall’analisi del Centro studi di Confindustria e Re4It (Reshoring for Italy) sulle strategie di offshoring e reshoring delle imprese manifatturiere italiane. Lo studio è stato avviato a giugno 2021 e completato a febbraio 2022, il totale delle imprese rispondenti è di 762, più del 90% pmi e più di 7 imprese su 10 hanno una propensione ad esportare superiore al 10% del loro prodotto. La ricerca completa sarà presentata il 22 settembre: le grandi tendenze emergono da una nota diffusa.

A confermarle anche l’indagine condotta dal Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere ad aprile 2023. Circa il 75% di chi ha risposto all’indagine Csc&Re4It ha acquistato forniture totalmente o parzialmente da imprese estere e il 21% di queste tra il 2016 e il 2020 ha effettuato un backshoring totale o parziale di fornitura. La quota di imprese intervistate dal Centro studi Tagliacarne-Unioncamere che dichiarano un aumento dei fornitori italiani oscilla tra il 15% (se si tratta di locali, cioè presenti nella stessa Regione) e il 20% (al di fuori della Regione).

Se si approfondiscono i motivi della scelta tutte e due le ricerche individuano nella maggiore resilienza, nella riduzione della distanza e nel miglioramento della qualità dei prodotti i principali fattori che influiscono sulla scelta di rilocalizzare i propri fornitori in Italia. Un altro elemento messo in evidenza è che la scelta del backshoring di fornitura è del tutto compatibile con l’offshoring di produzione: rilocalizzare la catena di fornitura non comporta necessariamente dover spostare eventuali attività produttive svolte all’estero, anzi in certi casi può costituire una modalità di rafforzamento della catena globale del valore.

Redazione

 

 

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